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GUIDO CATALANO risponde alle domande di Marco Zuppa

Guido Catalano non ha certo bisogno di presentazioni. Poeta, scrittore, ha esordito come musicista prima di abbracciare il mondo dell letteratura.
Un poeta "on the road", che le sue poesie le porta in giro. Se non avete mai assistito a un reading di Catalano, correte ai ripari. Un'occasione da non perdere, potrebbe presentarsi mercoledì 19 luglio, quando sarà sul palco del Flower Festival di Collegno, insieme a Brunori sas.  

1) Il Suo esordio è avvenuto nella musica, non ha mai avuto voglia di riproporsi come cantante?

Grazie a Dio, no.
Anche se ho tentato di imparare a suonare qualche strumento, come il sax e la chitarra con esiti piuttosto discutibili.
Però non mi spiacerebbe scrivere testi per canzoni, tipo Mogol, per intenderci.


2) Il suo primo romanzo è stato pubblicato lo scorso anno. Sarà un “figlio unico” o ne vedremo altri?

Ne sto scrivendo un altro. Ho iniziato proprio in questi giorni. Sarà un viaggio lungo e faticoso ma sono ottimista.

3) C’è un poeta o poetessa cui si sente più vicino stilisticamente?

Un po’ Prévert, un po’ Bukowski.

4) Come vive il rapporto con i social?

Lo vivo molto bene poiché mi diverte usarli.
Internet, il blog e poi i social, hanno rappresentato per me un mezzo fondamentale per farmi conoscere e per far sapere alle persone cosa faccio, dove vado e perché.

5) Un aspetto positivo ed uno negativo dell’essere un poeta/scrittore oggi?

Non vedo aspetti negativi, se non il fatto che del domani non ho certezze, ma d’altra parte oggi è così anche per chi fa lavori più convenzionali. Amo scrivere e recitare le mie poesie davanti al pubblico. Considero ciò che faccio il lavoro più bello del mondo, dopo l’astronauta.

6) In passato ha collaborato con Levante e ora con Brunori sas, si sente vicino alla scena cosiddetta “indie”?

Mi sento vicino alla musica in generale e da sempre ho interagito con musicisti, cantanti e cantautori. Probabilmente amo più avere a che fare con persone legate alla musica che alla letteratura.
Forse sono un poeta indie.
Ma forse no.


7) Come vedrebbe la logica del talent applicata alla poesia/Le farebbe piacere un talent sul mondo della scrittura?

Ci hanno già provato ed è stato un floppone.
Altra cosa sarebbe un talent sulla performance poetica live. Una cosa del genere potrebbe funzionare.

8) Stando ai dati Istat, lo scorso anno un italiano su cinque non ha letto libri né visto mostre o concerti. Cosa pensa si possa fare per riavvicinare il pubblico all’Arte?

Nel mio piccolo, dal 2000 vado direttamente verso il pubblico. Proprio fisicamente intendo, portando la poesia in giro per l’Italia.
Detto questo, credo che molto stia nelle mani della scuola e delle famiglie. È importante far capire alle persone fin da quando sono piccole che l’arte, la musica, la letteratura, il cinema, migliorano le nostre vite.



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