Passa ai contenuti principali

NOISEBUSTERS - Abbiamo incontrato la rock band di Roma

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?


Sicuramente l’essere riusciti a formare una band, a trovarsi musicalmente ed umanamente con altre persone con le quali si costruiscono dei percorsi che riguardano, o che vorremmo che riguardassero, il nostro futuro sotto quasi ogni aspetto della vita (passione, lavoro, riuscire a raggiungere un pubblico sempre più vasto) è la parte più importante del fare musica insieme. Il lato negativo che noi sentiamo abitando in una città come Roma, è la difficoltà oggettiva del riuscire a trovare uno spazio dove organizzare un concerto in proprio, considerando l’enorme numero di persone che fanno musica e ricercano concerti.

2) I talent sono spesso criticati ma a vostro giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Qui ci sarebbe da fare un discorso ampio. Secondo noi i talent riscuotono tanto successo perchè si crea la competizione. Alla fine allo spettatore non interessa realmente se vince il più bravo, il più “talentoso”, interessa che vinca il proprio beniamino, come dei tifosi sportivi, e gli piace questa cosa, sentendosi parte integrante del programma. Che poi è proprio sbagliato come concetto, perchè per carità, è vero che la competizione è sempre stata parte integrante della musica, reale o mediaticamente creata che sia (ad esempio Beatles e Rolling Stones, od ancora prima Mozart e Salieri) ma non in questo modo, non creando un tabellone stile mondiali di calcio con le varie eliminatorie. Ognuno dovrebbe essere libero di poter preferire un artista, un gruppo, un film oppure uno spettacolo senza doverne necessariamente volerne eliminare o schernire un altro. E se possiamo dire una cosa, così si uccide un po la musica emergente. La maggior parte delle canzoni con cui si esibiscono i partecipanti sono cover, dato che, chiaramente, un ascoltatore disinteressato preferisce ascoltare pezzi che già conosce. Così non si aiuta, assolutamente, la crescita del panorama musicale emergente. 

3) Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Pensiamo che questa deve essere una scelta di ognuno, sinceramente. A volte può essere anche coraggioso schierarsi per un partito, un movimento, un’idea o quel che sia, perchè rischi di giocarti una fetta di potenziali ascoltatori, scelta che può rivelarsi deleteria. Per come la vediamo noi, la musica dovrebbe esprimere quello che si ha dentro, e se dentro si ha un grido di protesta politica, perchè no?!

4) Accettereste di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Ovviamente dipende di che si parla. Ad esempio prima di stravolgere totalmente il nostro concetto di musica in nome di un parziale successo passeggero magari ci penseremmo molto bene. Se si trattasse di fare qualche scelta di arrangiamento o di testo diversa, per rendere un pezzo potenzialmente più popolare ed orecchiabile, magari si, in questo caso sarebbero situazione contestualizzate e piccole scelte che si fanno. L’importante è non stravolgersi completamente solo perché si pensa che l’ascoltatore possa gradire di più, perchè poi si diventa musicalmente falsi, non se stessi, e questo viene percepito.

5) Pensate che fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

E’ un discorso un po’ soggettivo, da situazione a situazione, da persona a persona. Credo che fondamentalmente gli amici ed i famigliari non prendano mai sul serio chi fa musica. Ti danno una mano all’inizio, ti vengono a sentire anche per curiosità loro, magari ti dicono “bravo” ma non ti prenderanno mai davvero sul serio. Lo vedranno sempre come un hobby, finché non suonerai negli stadi, forse. Ma questo è anche naturale, ti vedranno sempre come il compagno di banco del liceo o il cugino con cui si giocava a calcetto il giovedì sera. E dopo un quando cominci a percepire questa cosa, può alimentarsi dell’astio. Ma sta all’intelligenza del musicista non offendersi, sopratutto con le persone a cui si tiene. In altri casi il musicista può anche suscitare un po’ di invidia in chi gli sta attorno, invidia che a volte viene mascherata da sarcasmo.

6) Siete legati alla vostra città o esiste un posto in cui preferireste vivere?

Come detto in precedenza, la nostra città è Roma, bellissima e problematica. Non ci dispiace essere nati e cresciuti qui, ma è difficile riuscir ad avere una continuità con l’attività concertistica, dato il numero limitato di spazi per il numero straordinario di gruppi alla ricerca di “spazio"

Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

SPREAD - I vincitori di Sanremo sono solo retorici

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

​Inutile negare l’importanza dei like nel mondo della musica di oggi. I social però sono solo uno strumento che può aiutare a veicolare la tua musica. In sostanza: un buon disco può darti tanto
gradimento mentre tanti like da soli non fanno un buon disco. Comunque questi discorsi contano poco per noi che amiamo la musica ed è solo alla musica che rendiamo conto. È una cosa che si facciamo per stare bene con noi stessi. Insomma, meglio fare un bel disco che avere tanti like
ma chi può dire se un disco è buono? Di fatto i social in questo sono un termometro impareggiabile.