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Abbiamo incontrato Simone Odoardi, bassista e produttore dei Radio May Wave, indie/alternative rock band da Stoccolma.
 

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Fare il musicista è tanto lavoro. Non è solo scrivere un paio di canzoni, registrare un demo ed andare in giro per locali. È qualcosa che devi curare ogni giorno. Intrattenere rapporti con persone, contattare i media, tenere insieme la band e fare in modo che tutti siano contenti.
Cercare di tenere la motivazione alta per sè stessi e gli altri. È un investimento di tempo e denaro.
Personalmente lo trovo molto stimolante e vedere il progetto crescere e riscuotere successo è una soddisfazione incredibile.
 
 
2) I talent sono spesso criticati ma a vostro giudizio, perché riscuotono tanto successo?
Non li seguo molto, ma ho l’impressione che stiano morendo. Non mi interessano ed hanno un approccio diametralmente opposto al mio verso l’arte.
Riscuotono successo perché alla gente piace identificarsi con i ragazzi che gareggiano, vedere qualcuno che ce la fa e sognare con loro. Allo stesso modo in cui ci si identifica con calciatori ed altri personaggi di successo.
 
3) Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?
Non necessariamente. Noi cerchiamo di tenere fuori la politica dai nostri testi, anche perché abbiamo idee diverse, come è normale che sia.
Ma è soprattutto una scelta artistica. Il messagio politico deve essere esplicito e diretto e spesso il rischio che sia banale è alto.
In ogni caso, non di rado trattiamo temi che ci stanno a cuore e che in qualche modo sono politici o sociali: informazione, liberta sessuale, emarginazione, droghe, religione, solo per citarne alcuni.
E’ la nostra cantante Vera-Linn che scrive i testi e di opinioni lei ne ha decisamente molte.
 
4) Accettereste di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
Spontanemente direi di sì, ma mi rendo conto che ogni volta che nell’arte o nel lavoro ho scelto di accettare compromessi, prima o poi ho perso interesse nel progetto, perché non lo sentivo più mio.
Non sono un talebano, un duro-e-puro a tutti i costi, ma se non sono motivato e personalmente legato ad un progetto, ho difficoltà a dare il 100% per esso.
5) Pensate che fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
Beh, certo, ti porta ad essere più spesso fuori di casa. È un grosso impegno.
Ma direi che vale soprattutto il contrario, cioè che la famiglia ti obbliga a limitare il tempo da concedere alla musica. E ciò è forse un bene, così puoi passare i weekend a giocare all’aperto coi bambini, invece di essere rinchiuso nello studio.
6) Siete legati alla vostra città o esiste un posto in cui preferireste vivere?

Siamo tutti trapiantati da altre città, io addirittura da un altro paese, ma Stoccolma è la nostra base. Il clima qui non è ottimale ma personalmente adoro questa città. La scena musicale locale è piccola ma c’é sempre l’impressione di poter raggiungere un panorama internazionale, basta vedere l’enorme numero di artisti svedesi che sono diventati popolari nel resto del mondo.