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Qualche giorno fa sono venuto a conoscenza del progetto Oppiper.
Questa app, in fase di sviluppo e attualmente alla ricerca di fondi su Eppela, si propone di riportare nelle mani del pubblico, la scelta dei live della propria città.




Spunto molto interessante, per cui sono andato ad informarmi. 
Nella loro presentazione, i 3 ideatori scrivono che “Nel 2016 il 78% dei cittadini italiani non ha assistito ad alcun concerto. Questo fenomeno è dovuto a un crescente distacco tra artista e pubblico”. 
Leggendo questa premessa, mi sono sorti alcuni dubbi.

Se davvero la percentuale di persone che non hanno assistito a un concerto nel 2016 è così alta, non credo sia colpa del distacco tra artista e pubblico. 
Il motivo, almeno a mio parere, è da ricercarsi nel distacco verso la musica live.
Oggi con i vari social gli artisti sono facilitati ad essere in contatto con il pubblico. Forse però non sempre si riesce a comunicare via social.

Se pensiamo ad un concerto, l’idea condivisa è legata ad un mega concerto, cantando le canzoni di un artista famoso. L’idea del live di una band sconosciuta eseguito in un pub mentre qualcuno vuole cenare e parlare, è già molto diversa. A volte pare quasi gli si dia fastidio.

Oppiper è un’iniziativa lodevole che spero raggiunga il suo traguardo ma in cui vedo dei limiti. Per primo, come fare a chiedere un contributo a una popolazione così distante dai live?
Forse il primo passo dovrebbe essere quello di tornare a sensibilizzare il pubblico verso i live.


L’idea è molto buona ma non dimentichiamo che, pur richiedendo un live di un gruppo, ci sarà da organizzare quel concerto, da coprire delle spese. Siamo certi che un gruppo di Milano abbia la garanzia di un cachet sufficiente ad andare a soddisfare il suo pubblico a Vicenza? Un gestore non può basarsi solo sulle persone che hanno chiesto quel live, sarebbe la stessa logica degli eventi Facebook e, come tutti noi musicanti sappiamo, numero di presenti e partecipanti non sempre coincide (nel bene e nel male).

Inoltre come farebbe un gruppo a farsi conoscere e crearsi una base di pubblico su un’altra città, senza esserci andato già prima più e più volte?
A quel punto però non avrei più bisogno di una richiesta da parte del pubblico.

Consideriamo alla fine quanta attenzione i social realmente raccolgono.
Quante pagine segue ogni persona su Facebook? Tante.
A quanti eventi viene invitata ogni persona su Facebook? Tanti.

Quante volte avete aperto il video di un gruppo di amici, conoscenti, cugini, ecc per ascoltare il loro ultimo brano? Poche.

Smentitemi pure, ne sarò felice.

Per me il social è una parte del lavoro di una band oggi. 
Per fare musica dal vivo però, tocca fare altri passi. 
Tocca contattare locali e gruppi fuori regione, organizzarsi con loro, fare scambi date, lavorare insieme e smetterla con l’idea che un buon profilo Facebook e un’inserzione sponsorizzata possa davvero fare la differenza.

Tocca lavorare su uno spettacolo che sia coinvolgente, pensare al live come ad un grande evento, che coinvolga il pubblico e ci aiuti a crearci un seguito.

Insomma pur applaudendo all’iniziativa, credo che il primo passo necessario sia riportare la musica nella testa della gente, siano essi sopra o sotto un palco.