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“Quand’è stata l’ultima volta che ti sei svegliato sorridendo?”

Questa domanda mi ha colpito all’improvviso come una martellata.
Io so esattamente quando sono felice, solo che a volte faccio fatica a comunicarlo.
Perché se posto una canzone d’amore lenta sul mio profilo Facebook, non sono necessariamente triste e non sto necessariamente pensando a qualcuno.




Magari sono solo incantato dall’armonia o da un assolo particolarmente sentito.
Oggi viviamo in una società comoda. Abbiamo mezzi di trasporto, svaghi, eventi, internet, locali ecc.

Ci illudiamo di capire le persone in base a quello che postano perché in realtà oggi ci esprimiamo così, a colpi di post e commenti con cui sfoghiamo le nostre opinioni, quasi sempre calde e quasi mai riflettute.

I grandi concetti sono già pronti all’uso, grazie alle pagine di aforismi adatti a qualsiasi occasione. Non c’è bisogno di pensare un concetto, qualcuno lo avrà già detto per te e meglio di come sapresti fare tu.

Siamo la generazione Matrix, con la differenza che ci siamo incatenati alle macchine da soli e non per apprendere, bensì per lobotomizzarci.

Ci siamo privati del lusso di vivere in libertà il nostro tempo.
Il cellulare è il nostro compagno fedele, occhio vigile su tutto e guardiano instancabile. 

Preferiamo tenere gli occhi sullo schermo, guardare gli orari di accesso, le foto, i commenti, invece che guardarci attorno, correndo così il rischio di vedere qualcosa. Magari incrociare uno sguardo, un sorriso. O semplicemente sentire un bel suono.

In un’epoca così difficile c’è ancora chi ha la voglia di fare poesia, musica, danzare, dipingere. C’è ancora chi ha voglia di creare qualcosa non per ottenere un posto al sole ma per l’esigenza di farlo.

Ironicamente chi ci ha descritti al meglio è stato Samuele Bersani nel lontano 1997, quando in Giudizi Universali cantava: “troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane”.

Ecco io oggi ho deciso di farlo un pò più semplice, il mio pane.
Ho deciso di prestare attenzione a tutte quelle piccole, futili cose che mi rendono felice come suonare, cantare, abbracciare i miei cari e perdermi nei miei mille pensieri e progetti.
Perché domani voglio svegliarmi sorridendo.

giugno 9, 2017

É verissimo!!!

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