Il portale della musica Indie italiana
1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
Spesso dico che avrei preferito avere la passione per lo sport, che so, essere un centometrista, piuttosto che fare musica: se fai 100 metri in 9 secondi, nessuno può contestarlo, sei il più forte e basta. Nella musica invece tutto dipende dal giudizio altrui, perché l’arte è altamente soggettiva. Nessuno ha ragione e nessuno ha torto, anni di sforzi si dissolvono con un “non mi piace”. Stare costantemente alle dipendenze dell’opinione degli altri è abbastanza difficile. L’aspetto positivo è che, se va bene, è molto divertente fare musica. Si va in giro, si suona, ci si diverte e si fanno divertire gli altri. È utile anche come atto catartico, trasformare in suono ciò che si ha dentro. Tutti i lati negativi alla fine vanno via quando si è sul palco o quando qualcuno apprezza una nostra canzone…altrimenti non lo faremmo.
 

 

2) I talent sono spesso criticati ma a vostro giudizio, perché riscuotono tanto successo? 
Secondo me sarebbe più corretto dire “riscuotevano”, dato che ormai non hanno più il mordente e l’attrattiva di prima. Ricordo perfettamente quando il prototipo di Amici (all’epoca Saranno Famosi) è approdato sui nostri schermi. Era una cosa nuova e potenzialmente utile: dare l’occasioni a dei veri e propri talenti di brillare con l’ausilio dell’amplificatore sociale chiamato TV. Ora invece sono diventati dei veri e propri tritacarne di ragazzi speranzosi, ma, come abbiamo visto, il vero successo viene quasi sempre dal basso, dalla gavetta, dai locali vuoti. Ormai questi format vanno avanti per inerzia, perché comunque hanno un pubblico di ragazzini pronti a seguire fedelmente il programma, però i risultati reali non ci sono. È recentissima la notizia di tour annullati e concerti rinviati “a data da destinarsi” di molti dei ragazzi usciti dai talent. Ricordo inoltre che nella maggior parte dei casi, i vincitori NON scrivono da sé i pezzi che vanno a cantare, dipendono sempre da autori terzi, si ritrovano ad essere meri interpreti. Il problema è proprio questo, non sanno nuotare da soli. Arrivare in un mondo dorato senza prima aver faticato poi è deleterio sia per l’artista, sia per la persona dietro di esso: ritrovarsi dimenticati da tutti in men che non si dica non dev’essere per niente facile da affrontare.
 
3) Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?
Non c’è nulla di male. Ricordiamoci che tutto è politica, anche scegliere di non parlare di politica, paradossalmente, lo è. A dir la verità, preferirei che ci fosse più politica nei testi, invece di scrivere testi per compiacere il pubblico. Ormai nel filone “indie”, sembra che si abbia paura di dire qualcosa di diverso dal “mi manchi, torna da me”. Sembra uno stereotipo ma quella frase davvero riassume il 90% dei testi che ho sentito nell’ultimo anno. Per quanto sia difficile fare critica politica e sociale, ogni tanto noi ci proviamo: “La gente del villaggio” nel primo disco, “Nessun Rancore” e “Bambole di carta” nel secondo. Forse non solo c’è una stagnazione per fare il testo facile che ti faccia chiamare l’ex, ma anche una vera e propria accettazione dell’Italia così com’è, un’accettazione passiva delle cose come stanno attualmente. Magari in futuro si avrà un cambiamento, o una nuova tendenza…Staremo a vedere.
 
4) Accettereste di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
Dipende da cosa ci viene proposto. Non siamo un gruppo che dice “che schifo” a tutto, pur mantenendo la nostra dignità. Non ci piacerebbe però che qualcun altro scrivesse le canzoni al posto nostro. Ecco, se ci dicessero: ti faccio avere la hit dell’estate che fa “sole cuore amore”, non accetteremmo (e non in maniera garbata, aggiungo). L’idea di diventare marionette per far ingrassare il portafoglio di qualcuno ci fa incazzare parecchio. Meglio “meno” ottenuto da soli che qualcosa di costruito e finto. La musica fatta esclusivamente per guadagnare esiste già e non siamo di certo noi a farla e proporla.
 
5) Pensate che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
È un po’ come essere vegani, prima o poi qualcuno ne sarà condizionato dalla tua scelta. Penso che a volte sia una scocciatura essere amico di un musicista. Mi capita di scrivere un pezzo e doverlo PER FORZA farlo sentire alla mia ragazza, lo canticchio per qualche giorno e finisce per cantarlo anche lei senza volerlo (e lì mi viene da pensare: ma allora funziona!). Oppure i nostri amici che a volte ci danno una mano per portare le 10 tonnellate di strumentazione che dobbiamo piazzare ogni volta che abbiamo un concerto. Ogni tanto dobbiamo anche chiedere il favore di prestarci una macchina per riuscire anche a trasferire proprio tutta la sala prove sul palco. Per non parlare di quando i gestori dei locali ti chiedono un pubblico garantito, quindi siamo costretti ad assillare tutti i nostri amici (che magari ci hanno visto suonare qualche giorno prima) affinché vengano nuovamente a vederci. Sono tutte cose che fanno parte dei “rischi del mestiere” dello stare accanto ad un musicista. Scusate per l’inconveniente! 
 
6) Siete legati alla vostra città o esiste un posto in cui preferireste vivere?
Diciamoci la verità, la Sardegna è un posto bellissimo, ma essendo un’isola, ha pregi e difetti. Se non volessimo fare i musicisti, sarebbe il posto perfetto. Purtroppo però riuscire a spostarci per suonare nella penisola ha un costo maggiore rispetto agli altri gruppi, e ciò ovviamente fa preferire ai gestori dei locali le band che non chiedono la copertura delle spese del viaggio. La domanda tra l’altro è perfetta per il nostro gruppo, tra di noi c’è un indipendentista (Carlo, il bassista).
Se i mezzi di trasporto e i collegamenti fossero migliori e più accessibili, non avremmo nessun lato negativo da denunciare nel “fare musica” da isolani. Se proprio dovessimo scegliere altri posti dove vivere, Roma, Firenze, Torino e Bologna sono le principali candidate… Ma anche qui stiamo bene.