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Jeff Buckley è un punto di riferimento.
Sapete, di quelli che quando si è ragazzini e ci si vuole rintanare un poco, ci si mette due cuffie e via.
Per me Jeff in quelle cuffie una volta mi ha fatto un grande regalo e un poco ho voglia di raccontarvelo. 
All’epoca stavo studiando anche canto, oltre strumento, e a fine lezione il mio insegnante mi disse di ascoltare “Grace”, l’album intero . E in particolare Lover, you should’ve come over. 
 
 

Quella sera andai a casa, mi misi a letto e indossai le cuffie. 
Quello che avvenne ad un paio di minuti dalla fine della canzone è difficile da raccontare, mi crederete matta, ma è stato così: mi è sembrato di sentire solo più la sua voce, staccata dalla musica, ed elevarmi fino a liberare completamente la mente, stare “su”, da qualche altra parte… ed era così reale che finita la canzone, aprii gli occhi e mi accorsi di star piangendo. E ogni volta è così.
Insomma, è strano da raccontare, ma quella sensazione mi ha fatto sempre credere di essere un gradino più vicino a lui. 
Ora, sono 20 anni che non c’è più, 20 anni di “eternal man” che le persone comprendono e rispettano, solo a sentire il suo nome, per chi un po’ lo conosce. 
Il mio piccolo omaggio a lui non penso sarà mai cantato e suonato dal vivo, perché non credo di poter minimamente esserne all’altezza. 
Credo nella sua musica e sempre gliene 
sarò grata, continuando a leggere, ascoltare e imparare da lui e da Tim Buckley, suo padre, altro artista mitico da conoscere col contagocce. 
Sulla sua morte c’è sempre stato un alone di mistero… beh sapete, un giorno di 3 anni fa andai ad una mostra di una fotografa sua amica che esponeva le foto di Jeff ad Alba: l’assistente mi disse che pare che, a differenza di tante fini di altre rockstar (primo tra tutti sui padre, morto di overdose) la sua morte nel Wolf River (affluente del Mississippi a Memphis) non fosse ricercata, pare corresse a fare un bagno come era sua abitudine, proprio mentre si stava finendo di registrare il secondo album “Sketches for my sweetheart the drunk” – uscito poi postumo – e fosse stato trascinato via da una barca che passava di lì. 
 Questo, tengo a dirlo, per rincuorare qualche animo, nel caso qualcuno avesse pensato ad altro.
Vi consiglio di correre a comprare l’ultimo disco postumo uscito lo scorso anno, “You and I”: per l’intimità che c’è, non solo nelle canzoni ma anche dalla semplicità delle registrazioni, dal sentirlo parlare, ragionare, respirare.. insomma, un vero e proprio bootleg.
Ad ogni modo, Grazie Jeff, 
Grazie davvero… mi auguro che tutti possano toccare, anche solo per un momento, quella profondità (o forse altezza) che ho sentito io ascoltandoti oppure possano capire in te l’ “eternal life ” e la “Grazia” che hai saputo esprimere.