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Dammi un tormentone. Una canzone che parli di sole cuore amore. Un disco per l’estate (che nel caso specifico è quella del 2001, finita col crollo delle Torri Gemelle).
Mettilo in circolazione. Molto più che un tormentone: un tormento. La prima volta che la sento penso: che stronzata. La seconda volta penso: la odio già. La terza volta penso: giuro che se la sento una quarta volta sparo.
Ma come diceva Luca Carboni “le stronzate piacciono senza un perché”. E la canzone va, vola, virale, contagia le persone, perché non abbiamo sufficienti anticorpi per fermare le epidemie che il pop commerciale ciclicamente propaga. Dillo ora ai “no vax”: pensiamo di esserci vaccinati ascoltando i Nirvana e i Joy Division, ma vogliamo che i nostri figli siano liberi di ascoltare Sole Cuore Amore.
 

Il disco per l’estate dilaga. Le radio. Il video su MTV. Il Festivalbar. Le serate in discoteca. Le feste in spiaggia al Bagno Marinella. La canzone conquista la gente con la sua spensieratezza, perché nessuno è al riparo dai raggi ultravioletti del sole, nessuno è vivo se si arresta il cuore, nessuno può esimersi dai dolori strazianti che porta l’amore.
Quarta volta che la sento penso: sparo, dammi tre pistole. Quinta volta penso: il tribunale dell’inquisizione non sarebbe una cattiva idea se applicato alla musica. Sesta volta raggiungo il mio top della crudeltà: “ah, se esistesse Facebook…”
Ma è solo il 2001. Finisce l’estate, inizia la paura. New York, abbiamo un problema. Il teleschermo del bar dà le immagini dell’apocalisse. Intanto la canzonetta, in sottofondo, continua a cantare dammi tre parole.
Finisce l’anno, la canzone scema. Scema nel senso che l’onda diminuisce di intensità e inizia il riflusso: la senti molto di meno perché sostituita da altri tormentoni. Poi di colpo non la passano più, ma non te ne accorgi davvero, non penserai mai “ehi, che fine ha fatto la tipa di Sole Cuore Amore?”.
Come diceva Luca Carboni “le band si sciolgono senza un perché”, e ogni tanto vale anche se non hai una band. Valeria Rossi sparisce nel nulla.
E poi, anni dopo, accade. Una trasmissione che parla di meteore ti fa riascoltare quella canzone. Di colpo ti riaffiora a galla un mondo, un’età, un’estate. E riconsideri quel tormentone in maniera bonaria, magnanima, quasi dolce, ti sembra una stronzata tutto sommato buffa e sopportabile rispetto alla ripugnante “I’m in love with your body” di Ed Sheeran. Perché in fondo siamo tutti un po’ revisionisti, e molto miti con i nemici che sono ormai inoffensivi. Persino Berlusconi non ci fa più paura.
Ma con i pericoli di stretta attualità siamo delle iene. Questo è naturale. Abbiamo bisogno delle cose brutte per ricordarci quanto sono belle le cose belle. Sole cuore amore: roba brutta di cui abbiamo avuto bisogno.