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FLASH (THE DUKE OF BURLINGTON) di Matteo Gorgoglione

La prima volta in cui ho ascoltato “Flash” ero in coda in Corso Principe Oddone. Avevo appena lasciato le bimbe a scuola e mia moglie in Piazza Statuto. Io amo mia moglie e le mie figlie, sia chiaro, ma devo riconoscere che a volte i primi minuti senza di loro sono veramente una boccata d’aria fresca: poi, quasi immediatamente, anche questa aria fresca diventa opprimente, perché mi mancano da subito, ma questo è un discorso che non mi va di fare ora. 


Ascolto in radio questa canzone, dicevo, ma solo la parte finale. È un pezzo strumentale molto semplice, ma gli strumenti usati non lo sono: pianoforte, hammond, stomping beat e fuzz guitar. A occhio (anzi, a udito), sono quattro accordi, e questi quattro accordi sono la minore fa sol re. Il ritmo è trascinante e potente, la produzione è pazzesca, l’inventiva è strabordante, è la classica canzone perfetta scritta da uno molto bravo, che come tutti quelli molto bravi riesce a rendere appunto una cosa semplice una cosa bellissima. Mi sembra uscita fuori dagli anni settanta, disco music o giù di lì. Poi la canzone finisce, io aspetto che qualcuno dica il titolo e l’autore, ma niente. Comunque, non so perché resto lì a pensare per alcuni minuti: come trovare questa canzone? L’avevo sentita su Radio Reporter, che è una radio strana, tipo che passa dai Mogwai a Orietta Berti, da Mal a Raf, dai Police a Emma. Sempre in sequenza, quasi sempre le stesse canzoni. Quindi, ho concluso: se ascolto Radio Reporter sempre a quest’ora, verso le nove, prima o poi mi ricapita quel pezzo strepitoso. Provo per alcuni giorni, ma niente. Dopo un mese, eccolo, ma sempre la parte finale. Accosto salendo sul marciapiede, cerco di registrarla con il cellulare, ma sfuma. La riascolto dopo un mese, e intanto inizio a ricordarmela, ma non così bene. Mi ricapita nuovamente, ma non ho il cellulare con me. Allora inizio a chiedere a tutti quelli che conosco, mando messaggi facendo la melodia col fischio, o la canto con la voce, ma non tutti capiscono. Fino a che il mio amico Ugo mi dice “ma certo, è Flash di The Duke of Burlington!”. Ero felice. E adesso vado a presentarvi la canzone e il suo autore. The Duke of Burlington è in realtà un certo Mario Battaini, un polistrumentista, fisarmonicista e arrangiatore molto attivo negli anni sessanta. Anche conosciuto con gli pseudonimi Anoub, Batman, Gigi Botto e Lumni, registrò Flash da solo, e non era pratica comune, all’ epoca. La canzone fu usata per il Carosello per lo spot della fascia elastica del Dr. Gibaud, dove uno stuntman di nome Remy Julienne si esibiva in spericolate acrobazie con le auto. La canzone è una roba pazzesca, una perfezione che lascia senza fiato. Sentite la melodia del piano, alla fine. O come entra all’inzio della canzone. Sentite la batteria, perché non c’è niente di meglio di una canzone che entra con la batteria (Five Years, David Bowie)
Cari miei amici musicisti, si scoprono certe perle che i Daft Punk, lèvati, come dicono i giovani!
P.S. Il finale di fisarmonica di “Storia D’amore”di Celentano? È suo, cari i miei Nemici!!

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