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CALYPSO CHAOS – Risponde alle nostre domande Laura, la voce della band

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo su ogni altra cosa è il privilegio stesso di fare musica. La musica è una magia, una medicina in grado di proteggerti dalla vita ma allo stesso tempo ha il potere di rovinartela! L’aspetto negativo di per sé non esiste, secondo me tutto quello che di “negativo” può scaturire dalla musica, dipende esclusivamente dalla mentalità e dalle aspettative con cui ci si approccia. Quando riesco a vivere quello che faccio con leggerezza e serenità, raggiungo momenti di felicità e condivisione totale, ma purtroppo non è sempre così. Ci sono volte in cui la musica mi racconta cose di me stessa che forse non avrei voglia di sapere.




2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? E' il talent la formula giusta per emergere?

Il talent è sicuramente una via molto rapida per raggiungere molta popolarità e riscuote tanto successo forse perché usa un linguaggio fruibile da target eterogenei e racconta favole in cui ci si può riconoscere in tanti. Che sia una delle formule giuste per “emergere” non c’è dubbio, il problema è che si confonde l’emergere con il successo, non a caso moltissime persone che sono passate dai talent sono letteralmente scomparse, mentre ultimamente si sta assistendo alla dinamica inversa di artisti emergenti che stanno acquistando sempre più popolarità in maniera lenta e costante, un passo alla volta, un concerto dopo l’altro e soprattutto rimanendo padroni della propria musica e della propria identità artistica. Che sia finita l’era dei Talent? Vedremo! 


3) Le tue canzoni descrivono aspetti della tua vita personale?

Anche ma non sempre, mi piace indossare i panni degli altri ed immaginare situazioni ed emozioni che magari non ho mai provato direttamente, un po’ come fanno gli attori. Non hanno bisogno di essere degli assassini per interpretare in maniera credibile il ruolo dei gangster, no? L’immaginazione in questo caso gioca un ruolo fondamentale.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Non ne ho idea, non mi conosco ancora abbastanza bene da dire come mi comporterei in una situazione del genere. Forse sì, forse no, lo scoprirò semmai dovesse capitarmi!

5) Pensi che fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Fare musica influenza un po’ tutti, sia me che la faccio perché mi assorbe molto e di conseguenza chi mi sta intorno. Ho dovuto faticare molto ed iper specializzarmi per potermi permettere di trovare un lavoro che mi lasciasse la libertà di gestire il mio tempo, tuttavia ho una vita molto piena e sono quasi sempre impegnata pure la notte! Inoltre, se da una parte ho avuto la possibilità di conoscere tante persone, dall’altra le amicizie vere sono rimaste quelle storiche perché faccio fatica a fidarmi di chi si avvicina a me perché faccio musica. Diciamo che non sempre percepisco sincerità negli approcci e persino nella stima.


6) Sei legata alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
Sono legatissima a Roma ma per fortuna mi capita di viaggiare abbastanza regolarmente, così ho modo di respirare aria nuova e conoscere persone, imbattermi in vite e culture diverse dalla mia. Ogni tanto scappo in Emilia o a Milano dove mi piace stare per periodi brevi per poi tornare nella mia tana romana. Forse l’unica città con cui potrei tradire Roma è Barcellona, ma solo perché sembra una Roma col mare!

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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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