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SUPERSHOCK - La loro intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? 

Positivo è lo stimolo continuo a creare, mentre la parte negativa è che abituandosi a “viaggiare” con la mente ci si de-normalizza e quindi ci si isola.


2) Com’è nato il tuo ultimo progetto? 

Dall'urgenza di ritornare in studio di registrazione dopo sette anni trascorsi dal precedente album: sette anni di concerti in giro per il mondo, che mi hanno riempito di idee che dovevo assolutamente “imprimere” su un disco.

3) Cosa significa che i tuoi live sono dei “cineconcerti”? 

Il cineconcerto è uno spettacolo che fonde immagine e musica: viene proiettato un capolavoro dell'era dei film muti anni '20 (ad esempio Metropolis) accompagnato dal vivo da una band rock (Supershock), che sostituisce l'orchestra classica, offrendo un suono nuovo alla pellicola. Compongo la colonna sonora appositamente sulle immagini.

4) Approvi la politica nella musica? 

Si, se l'urgenza dell'autore è quella di trattare un tema politico a cui tiene.

5) La professione dell'artista influenza il tuo rapporto con gli altri? 

Molto, e non sempre in positivo. Sono davvero pochissimi coloro che capiscono cosa mi muove a fare questa vita. Tutti pensano che questa strada venga scelta nella speranza di diventare qualcuno, mentre è una vocazione, cioè la fai perché è l'unica cosa che puoi fare.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere? 
Sono molto legato alla mia città, Torino, ma allo stesso tempo ho la fortuna di viaggiare parecchio in tournée, anche all'estero, conoscendo realtà diverse. Per esempio sono stato per un mese in tour a New York ed è stata una folgorazione, mi piacerebbe molto provare a viverci.

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