Passa ai contenuti principali

IL RULLANTE DI VINNIE COLAIUTA di Matteo Gorgoglione

Anni fa io, un altro, e una terza persona suonavamo in un altro gruppo.


Fatto piccolo demo con sei canzoni.


Mandato in giro con la certezza di diventare famosi.


Un Tizio Produttore della Zona Industriale di Padova (T.P.Z.I.P) ci invitò nel suo studio e ci disse:
(T.P.Z.I.P)
Bene, dovete decidere voi: volete essere commerciali o di nicchia?


(NOI)         
Non lo sappiamo, dobbiamo proprio decidere?


(T.P.Z.I.P)  
…perché io posso registrarvi una canzone e fare diventare questa canzone commerciale o di nicchia, dipende dal suono che gli voglio dare… con me la stessa canzone può essere di nicchia o commerciale.


(NOI)    
?


(T.P.Z.I.P)
Volete della coca cola light?


(NOI)
grazie…


(T.P.Z.I.P)
tornando a noi: io vi registro il cd… sentite questa batteria (mise su un pezzo tipo world music africana…una tipa che si lamentava in una lingua sconosciuta)…l’ho campionata… è di Colaiuta… sapete Colaiuta…Colaiuta, cazzo sentite che figa!! Sentite che rullante! Pam pam pam!


5 min.
dopo


(T.P.Z.I.P)
guardate che è una scelta importante: voi vi sentite di nicchia o commerciali? Io ho dei canali importanti, ma voi mi dovete dire dove indirizzare le vostra cose. I suoni contano, sapete? Una canzone può andare in tv, su Canale 5 o essere più…di nicchia…basta dargli i suoni giusti…come dire…poi per voi che vi piacciono i Cure (ma chi glielo aveva detto mai?)…, io sono perfetto, campiono il rullante di Colaiuta, va benone anche per voi. L’unica cosa: costa 12 milioni e mi raccomando assegni postdatati che non voglio casini. Accettate?


(NOI)
…………………….. ci pensiamo…ti facciamo sapere.



In realtà a una cazzata del genere noi ci abbiamo pensato per davvero. L’ambizione giovanile è una malattia. E abbiamo fatto il viaggio di ritorno stretti tra le nostre depressioni e la nostra ingenuità. L’automobile andava più lenta del solito, tante parole, dubbi, noi che ci dicevamo che era l’atteggiamento di rinuncia a fregarci, nella vita e nella musica. E forse accettare la proposta avrebbe quanto meno curato le nostre piccole velleità di cantanti: una copertina stampata per bene, la nostra musica nelle case. Se poi fosse stata la casa di un’adolescente commerciale o di un trentenne di nicchia, cosa ce ne fregava?
All’autogrill, tra l’aria fredda della notte, abbiamo pensato che il discorso reggeva.
Poi ci siamo dimenticati di noi, del produttore e dei sogni. Quindi ci siamo dimenticati di tutto. Poi per alcuni mesi per ogni cosa ci chiedevamo se era di nicchia o commerciale. Lo prendevamo per il culo, in poche parole. Sogghignando. Una cosa che avevamo per una sera preso sul serio era diventata di colpo senza senso, da farci due risate. Non gli abbiamo mai risposto al produttore che diceva che avevamo un suono londinese e che la smenava con il rullante di Vinnie Colaiuta
La morale è che non è facile accorgersi subito delle cazzate (di nicchia o commerciali) che ti dicono e che fai, tranne quando hai esperienza. Oggi abbiamo quell’esperienza, purtroppo.

Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.