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L’Amortex – Inside Me

 

Ogni disco è come un album fotografico: ogni brano è una fotografia che immortala un determinato momento, una sensazione, un’esperienza vissuta.
Questo disco è nato per una mia folgorazione rispetto all’arpa, volevo provare a fondere uno degli strumenti classici per definizione con il mio modo di affrontare l’elettronica. Dopo aver conosciuto alcune arpiste, ho iniziato a lavorare ai brani con Irene Tabour, che arriva dal jazz, e Irene Munari che arriva dalla classica.
Durante al creazione dei brani e la loro realizzazione in studio, ho avuto dei problemi di salute che mi hanno obbligato ad un’operazione chirurgica. Ho vissuto per un anno con dolori intensi e continui, 24 ore al giorno.  Sono arrivato ad un punto che non mi ricordavo più cosa voleva dire stare bene. Il disco ovviamente è stato influenzato da questa mia condizione, a partire dalla copertina che è una mia tac, passando per brani come “anaesthesia” che parla della sensazione (terribile) provata durante l’anestesia totale o “mesmerize me”  che è un tentativo di autoipnosi.
Il disco è anche speranza, “n’est pas” è un brano romantico, “y gozando” elenca le cose importanti nella vita.
Portare a termine questo disco è stato l’obiettivo che mi ha permesso di sopportare e superare i momenti difficili, ho voluto chiuderlo  con un brano strumentale, con all’interno la voce di una bambina che registrai per caso un giorno che stavo campionando dei suoni ambientali. La domanda che pone mi colpì molto, considerando che avrà avuto sì e no 6 anni, “va bene ci provi, ma se poi non ci riesci?”.

 

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