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Ieri sera all’Auditorium Giovanni Agnelli si è tenuto l’ultimo concerto in terra nostrana dei Dream Theater e noi siamo andati a curiosare.

La location è una delle più prestigiose che la nostra città offre.
Lo spettacolo si preannuncia come un evento imperdibile per i fan, dato che il quintetto americano ha annunciato un set di 3 ore durante il quale suoneranno per intero “Images and Words” (che compie 25 anni), più un set di classici del loro repertorio.




Lo spettacolo inizia puntualissimo alle 20:30 con il “regular set”. Apre le danze una scatenatissima “Dark eternal night”, cavalcata prog che mette subito in chiaro le intenzioni belligeranti della band.

Come di consueto i musicisti sono in ottima forma, con un John Petrucci ormai pienamente a suo agio nel duplice ruolo di guitar hero e capobanda nel corso degli intermezzi strumentali.

A metà scaletta troviamo due brani dall’ultimo disco “The Astonishing”, cui fa seguito un sipario solista del bassista John Myung che omaggia Jaco Pastorius e ci traina verso una potente versione di “As I am”, il cui finale sfocia in un accenno ad “Enter Sandman”, brano cui Dream ed il loro pubblico sono particolarmente affezionati.

“Breaking all illusions” chiude il primo set con il pubblico già pienamente soddisfatto.

Dopo una piccola pausa il concerto riprende con l'”Images and words” set.
Il disco, non a caso il più venduto della band, è un concentrato di progressive ed inventiva tuttora ineguagliato.

Il sound resta monolitico e non cede mai un attimo. La partecipazione del pubblico è fortissima anche perché i cinque non si limitano a seguire il copione ma riarrangiano, si divertono e divertono evitando l’effetto juke-box che una simile scaletta comporta.

“Surrounded” è una piacevole perla che viene finalmente rispolverata dopo anni di assenza dai live dei Dream Theater.



“Metropolis pt.1” viene eseguita con potenza e maestria e qui trova spazio un impressionante assolo di batteria di Mike Mangini che finalmente osa alzarsi in piedi e giocare con un pubblico che ormai lo riconosce a tutti gli effetti come il batterista della band, con buona pace dei nostalgici.

La scaletta prosegue come da copione, con una bellissima versione di “Wait for sleep”.

Gli encore vedono il gruppo eseguire “A change of season”, ultima fatica prima di salutare un pubblico in visibilio che ricambia con una fragorosa standing ovation.  

Una menzione particolare va a un James LaBrie in splendida forma, che regala una performace magnifica, divertente e divertito come non mai, trova il tempo di condividere con il pubblico alcuni aneddoti divertenti sugli inizi della band.

In particolare è interessante scoprire che, dopo aver pubblicato “Images and words”, il gruppo si era imbarcato nel tour di supporto all’album, registrando show in cui erano presenti solo 5 o 10 persone.

Una situazione che avrebbe potuto abbattere il morale di molti. Per fortuna non è stato così ed oggi possiamo dire di avere un gruppo valido, fedele al suo genere ma in costante evoluzione, che sa divertire e divertirsi su un palco.

Un bel concerto quindi, eseguito da grandi musicisti, nonché ottimi performer.