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Ieri si è diffusa la notizia della morte di Chris Cornell.
Con lui non perdiamo solo un musicista di straordinario talento.

Con lui se ne va l’ennesimo tassello di un mosaico chiamato Grunge.
I nomi del genere sono noti, Nirvana, Pearl Jam, Temple of the dog, Alice in chains, ecc.

La fine di molti dei personaggi coinvolti in questa scena è purtroppo anch’essa nota.


Cornell è stato solo l’ultima di queste morti.
Forse la più inaspettata e per questo particolarmente sentita da tutta una generazione di persone che in lui vedevano più dell’artista.

Dietro quel fisico asciutto, quella voce potente e altissima, c’era un intero mondo.
Un mondo fatto di musica nata nelle strade e cresciuta in cantine adibite a sale prove. Un mondo di musicisti che trovano nella musica, nella collaborazione reciproca e nella condivisione (quella reale, non virtuale), un modo di reagire ai disagi delle loro condizioni.

Ecco, da quell’affresco oggi manca un altro pezzo.
Un pezzo importante.

La sua assenza lascia un vuoto enorme nella memoria storica di un movimento artistico da cui dovremmo tutti imparare.

Una notizia pesante, che ci ricorda che la merda è sempre lì pronta a travolgerti.
Ecco cosa abbiamo perso ieri.
Un artista e un baluardo.

E la sua assenza peserà tantissimo.

Come una pietra.