Il portale della musica Indie italiana
Bella realtà quella della musica Indie. Quasi romantica, per gli amanti delle belle storie. Un mondo autogestito nato nelle sale prove e nei pub che si allarga sempre di più fino a ottenere la ribalta, la notorietà quella “da grandi numeri”. Vantando realtà che ottengono consensi a livello nazionale. Alla faccia delle major e dei talent show. Chapeau!
Ma come si spiega questo fenomeno? Ci deve essere sempre un “movente sociale” che possa spiegare un successo di grande portata. Mi viene da pensare a una parola magica: condivisione. 
 
Se metti a fattor comune qualcosa di condivisibile, e lo “confezioni” nella maniera più adatta alla generazione a cui ti rivolgi, il successo è semi-garantito. Ma andando un pò più a fondo, volendo capire il CHE COSA viene messo a fattor comune e condiviso, le risposte quali sono? Qual è il contenuto dei testi delle canzoni Indie che vanno per la maggiore ? Di cosa si parla? Cos’hanno in comune Brunori Sas, Calcutta e i TheGiornalisti? 
 
Ci ho pensato molto e, sebbene parliamo di tre realtà molto diverse tra loro, la risposta mi è arrivata: il disagio. Da sempre le situazioni personali “critiche” sono quelle che hanno generato i più bei testi della musica italiana. Ma prima era diverso: il disagio degli anni 90 urlava la perdita o la speranza di un amore. Oggi è un disagio fine a se stesso. Una condizione sociale scialba, di chi si sbatte senza meta. Di chi vive giorno dopo giorno, di chi non ha la forza per costruire, per edificare. La grande impresa è riuscire a scrivere qualcosa che faccia prendere consapevolezza delle nostre condizioni “te ne sei accorto si? che parti per scalare le montagne e poi ti fermi al primo ristorante?”. Verità. Attuale. Cronaca.
Oggi ciò che “tira” di più è proprio questo tipo di disagio. E quindi viene musicato ,cantato ,urlato e condiviso. Ogni periodo musicale è figlio naturale di un periodo sociale. E infatti i conti tornano. I locali “radichal-chic”, retrò, vintage, sempre strapieni di giovani, sono il contenitore delle nostre serate ma anche lo specchio di quello che siamo oggi: “riutilizzatori del passato” (cambiato e modificato qua e là per non sentirci dei ricopioni). 
 
 
La musica (e la comunicazione in genere) segue lo stesso andazzo. I vari De Gregori, Battisti, Rino Gaetano, Venditti , Dalla che tornano “di moda”. Stiamo riprendendo lo stile vecchio e lo rendiamo attuale parlando del nulla della nostra generazione. Stessa forma, contenuti impoveriti. 
E l’amore? Al posto dei “per sempre” c’è “tutta la notte” perchè oggi è tutta una “questione di sigarette fino alle sette e poi nulla più”. E questo è quanto.
Secondo me tra 2/3 anni tutta questa bella musica di oggi non la ascolterà più nessuno. Perchè nasce con un concetto “usa e getta”, così come sono le relazioni, così come sono gli amori. Tutto cambia e va veloce, niente dura e niente diventerà tradizione. E va bene così. Questa tendenza non si può cambiare, è una ruota che fa il suo giro ed è giusto che passi il tempo necessario prima che si torni a scrivere canzoni d’amore, canzoni “senza tempo”.
Caro autore o musicista “nostalgico” , mettiti l’anima in pace: quelli che oggi riempiono i palazzetti di giovani, che spesso stonano e suonano con le sequenze, non stanno facendo altro che fare bene il loro lavoro. Perchè fotografare la realtà e scrivere una canzone a sua immagine e somiglianza, nella musica, significa “fare centro”. 
Per fare altro comunque c’è sempre modo e tempo,in piena libertà, male che vada ci saranno sempre la mamma e la zia pronte a dirti “bravo”.