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EUGENIO IN VIA DI GIOIA - Rispondono alle domande di Marco Zuppa

Sabato scorso il Cap10100 ha ospitato la seconda data della band Eugenio In Via Di Gioia.

Noi abbiamo avuto modo di incontrare questi quattro ragazzi per un'intervista. Avendo ormai provato a torchiare un bel pò di nomi illustri, devo dire che non avevo mai incontrato ragazzi tanto giovani ma con le idee tanto chiare. 

Professionali, simpatici e disponibili, questi ragazzi stanno facendo una strada in salita col sorriso. Una bella realtà, fatta di persone positive e che dal vivo suonano in maniera impeccabile.

Speriamo che, come a noi, anche a voi piaccia questo incontro con questi giovani illuminati.



1) Volete parlarci del vostro ultimo disco "Tutti su per terra"? Cosa vi ha ispirato nella composizione dell'album e quali sono le differenze rispetto al passato?

PDG: Sicuramente è diverso rispetto al disco precedente per quanto riguarda l'approccio ai suoni. Abbiamo utilizzato dei suoni diversi soprattutto dal punto di vista ritmico. Il cajon non è quasi più presente a parte in un brano. Ci sono invece la batteria e le percussioni, che danno a tutti i brani un nuovo sound.

EV: La fisarmonica ha una funzione più da sottofondo, non fa più i riff come in passato ma simula quasi un sintetizzatore. In generale abbiamo lavorato sui suoni e lo abbiamo fatto in un lungo periodo di tempo, quasi due anni.

EC: Non ci era mai successo di stare così tanto tempo senza un album. L'ultimo nostro disco, "Lorenzo Federici", includeva dei brani scritti anche 4 anni fa, quindi non rispecchiava chiaramente cosa eravamo diventati. Questo disco invece ha dei brani completamente nuovi.

2) C'è un aspetto particolarmente positivo e uno particolarmente negativo, nella professione del musicista?

LF: Beh, il vero interrogativo è: si può chiamare professione? Perché per farlo come professione in Italia, bisogna raggiungere un certo livello. Certo non è facile ma noi stiamo cercando di raggiungere questo livello.

EV: Siamo in una fase in cui stiamo cercando di fare un'ulteriore crescita che ci permetta di vivere di musica, dato che attualmente non è così. Però ci piace tantissimo ed è per questo che lo facciamo. Se fosse per i soldi, non lo faremmo.

EC: E' un lavoro in proiezione.

PDG: L'aspetto positivo è quello di riuscire a girare e suonare, conoscere sempre gente nuova e riuscire poi ad avere sempre un bel pubblico. 

EC: Riuscire ad avere un bel pubblico davanti e suonare sempre in condizioni migliori, ti fa stare bene. Noi abbiamo iniziato 4 anni fa e suonavamo in qualsiasi condizione perché la nostra foga era talmente tanta che accettavamo qualsiasi condizione. Adesso iniziamo a raccogliere i primi risultati ed è bello vedere che c'è molta più attenzione anche sul palco. Riusciamo ad avere più tempo per curare tutto. Prima contava molto di più la capacità di adattamento, adesso stiamo invece iniziando ad acuire un altro aspetto, ossia quello della precisione, che prima non era richiesto. Quindi è positivo perché ti fa mettere a fuoco altri obiettivi.

3) Come vivete il rapporto con i social media?

EC: Fino ad oggi per noi è stato fondamentale. 

PDG: Tramite i social ci hanno conosciuto molte persone e riusciamo a far capire cosa siamo sul palco. 

EV: E' la cosa che curiamo più di tutte.

EC: Ci porta via molto tempo. La cosa negativa dei social network in generale è che ti risucchia l'anima ti consuma. Però è il contatto più diretto che abbiamo coi fan. Una volta c'era solo la radio o myspace o la televisione. Invece la cosa bella dei social network è che hai un contatto diretto coi tuoi fan ma devi tenere aggiornata la tua pagina ogni giorno. Ed è una cosa che dobbiamo fare tutti insieme, perché essendo un gruppo, abbiamo notato che un post fatto solo da due di noi, non ha lo stesso impatto di uno fatto insieme.

LF: E non è semplice trovare contenuti nuovi e freschi ogni giorno.

EV: Curare i social però ci fa sperimentare sempre nuovi contenuti. Una volta pubblichiamo un video in cui cantiamo in macchina, il mese dopo dobbiamo fare una cosa diversa. Tocca restare sempre aggiornati anche sulle nuove tecnologie e sulle nuove tendenze. 



4) Cosa pensate dei talent show?

EV: Questo è un discorso che abbiamo affrontato molte volte, avendo anche ricevuto degli inviti. Abbiamo sempre rifiutato perché secondo noi, per un gruppo che ha un'esperienza, che fa serate, che ha dei fan, partecipare a un talent non è una cosa necessariamente positiva. Magari una persona che è abituata a cantare da sola o che non ha mai suonato in giro ma ha un talento vocale, può magari trovare in un talent un successo inaspettato o sproporzionato rispetto alla sua esperienza. Un gruppo che invece ha già una sua identità, andando a un talent dovrebbe crearsi un nuovo vestito. Dato che ci sono dei tempi e dei limiti decisi dalla televisione, a noi potrebbe stare stretto dover limitare la nostra creatività.

EC: Inoltre in alcuni casi i talent hanno bruciato degli artisti, magari molto bravi ma che sono stati messi sotto i riflettori troppo acerbi. In quel caso o ti rinnovi o resti schiacciato. Sentire che ci sono persone che a vent'anni vengono definite "finite", è un pò tragica come cosa. Quindi secondo me è proprio una malattia della musica italiana.

EV: Alla fine il loro interesse è vendere, quindi un artista che  firma con un'etichetta associata ad un talent e viene venduto subito dopo e vai in locali di livelli altissimi, perché sei uscito dalla televisione, se non sei pronto poi rischi di essere bruciato. Preferiamo raccogliere lentamente una persona alla volta ad un concerto, piuttosto che provare una cosa così. 

EC: Anche perché chi ti segue in pochissimo tempo, è la stessa gente che ti abbandona dopo un giorno. 

5) Cosa ne pensate della politica nella musica? Approvate che un artista si schieri politicamente?

EV: Forse tra di noi ci sono pareri contrastanti. In generale abbiamo deciso di moderarci, di non parlare mai di politica. Possiamo parlare di problemi che sono sociali, economici, disagi, paradossi ma senza mai schierarci. 

EC: Secondo noi lo schieramento politico nella musica non deve esserci. C'entrano i contenuti, i messaggi anche importanti ma che nulla hanno a che fare con lo schieramento politico. Non canteremo mai una canzone schierata politicamente.

LF: Sì, non amiamo fare il comizio o appoggiarci alla politica.

EV: Magari qualcuno ci associa a determinate correnti politiche ma involontariamente.

6) Avete notato delle differenze nel modo in cui si vive la musica nelle varie città in cui avete suonato?

PDG: C'è differenza. Dal nostro punto di vista, queste quattro date hanno avuto una bellissima risposta da parte di tutte le città. La gente era veramente carica sia a Roma che a Milano o a Bologna. A Bologna in particolar modo, forse perché essendo la terza data anche noi eravamo più rodati. La differenza sostanziale poi la fa il pubblico che ti segue. I fan che abbiamo in giro per l'Italia hanno un bellissimo approccio con noi, molto diretto. Quando poi torniamo Torino, ci sentiamo a casa. La possibilità di fare due date a Torino, con gente che ci vuole bene, è bellissimo. Questo vuol dire che anche nelle altre città ci sono persone che ti seguono.

EV: Ovviamente poi non bisogna fare di tutt'erba un fascio. Magari suoni in una città in un giorno di pioggia e non c'è nessuno. Fossi andato il giorno dopo, magari ci sarebbe stato il pienone. Non si sa mai.

EC: Per me cambia anche tanto da metropoli a cittadina o paese. 

LF: Dipende dalle realtà. Ad esempio abbiamo notato a Palermo che ci sono tantissimi musicisti e tanta musica dal vivo, quindi suonavamo in un locale sempre pieno, ogni giorno. Magari hanno poca musica a disposizione quindi seguono con interesse ogni concerto. Questo vale per i posti in cui la musica magari arriva dopo. Cambia in base alla zona. Ad esempio in Veneto abbiamo fatto tre concerti e la gente era presa benissimo. Non si può mai dire.

PDG: Fa tanto anche l'organizzazione della serata. 

EV: Una cosa che accade, almeno al nostro livello, è che un ragazzo di una scuola ci ascolta, condivide la nostra musica con i suoi amici e magari in quella scuola siamo conosciuti, mentre in un'altra scuola della stessa città no. 

EC: Finché non passi da un media di livello nazionale, sarai sempre presente a chiazze.

7) Un vostro parere sullo show business?

LF: Secondo me è rapportato come al talent. Se, come hanno fatto tanti artisti indipendenti, arrivi a una grande major che hai un tuo progetto, sai quello che vuoi fare, l'approccio è sempre lo stesso. Cambiano magari le persone che lavorano con te e avrai una distribuzione diversa e un team più importante però non intaccheranno la tua figura artistica. Se invece arrivi con un progetto non definito, l'ambiente può schiacciarti, perché a quel punto altri avranno il totale controllo su di te. 

EC: Questo capita se esci da un talent o se arrivi a una major da impreparato. 

EV: A livello professionale però la categoria funziona così: o sei ad un altissimo livello e quindi sei benestante, oppure fai difficoltà.





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