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DUTCH NAZARI - Leggi la sua intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Ma nel senso aspetti positivi e negativi del fare musica in generale, o del farne un mestiere? Per quanto riguarda la prima direi che ci sono solo aspetti positivi, con la precisazione che come per tutte le cose, per farla bene ci vuole uno studio e un impegno costanti. Per quanto riguarda la seconda è una scelta un po’ folle, perché è il mestiere precario per eccellenza. Ma di questi tempi di affossamento costante e sistematico dei diritti del lavoratore, in prospettiva forse la precarietà di questo lavoro rispetto ad altri inizia progressivamente a sbiadire.

2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?


Lo hanno ancora? O sta un po’ scemando? In linea teorica ti direi che sono programmi televisivi che portano avanti una narrazione i cui personaggi sono i cantanti-aspiranti vincitori, e quindi appassionano per quello. Ma la mia risposta è costretta a rimanere, appunto, teorica perché io non ho mai guardato un talent show musicale in vita mia.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?


Ti rispondo con le parole che mi ha detto il rapper palestinese Rami GB quando gli ho fatto la stessa domanda nel 2013: affrontare tematiche politiche nei pezzi è un bene se conosci a fondo la materia di cui stai parlando. Altrimenti è un male, ed è preferibile parlare d’altro. 


4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?


La formula è un po’ generica, quindi ti direi dipende. Scendere a compromessi è un atto inevitabile entro una certa misura, e ci sono i compromessi ragionevoli e quelli non ragionevoli. Poi ciascuno deve sapere tracciare la propria linea. Già solo il fatto di fare i video, studiare un armonia nel vestiario (in ‘sta cosa il mio esperto di fiducia è Sick et Simpliciter, io di mio sono molto uno da “prima cosa trovata nel cassetto”), pubblicare le foto sui social network etc. sono tutte attività che non hanno niente a che vedere con la musica ma che appunto mi risultano compromessi ragionevoli. Se stiamo parlando di mettersi al tavolo e dire “in America è uscita una canzone con un loop di una tromba nel ritornello, quindi bisogna fare un pezzo che ha una tromba nel ritornello cosi facciamo il botto”, non c’è niente di più triste e anti-artistico a mio avviso.


5) Pensi che fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?


Fare musica inteso come “scrivere testi di canzoni” ti dà un potere abbastanza grande di parlare delle persone che ti sono vicine a un pubblico potenzialmente vasto, quindi è un po’ una lama a doppio taglio che bisogna imparare a padroneggiare. Io a 18 anni, dopo aver avuto una delusione romantica con una ragazza, avevo pubblicato una canzone in cui il suo nome (quello vero) compariva nel testo. Ovviamente a quell’epoca il brano ebbe una risonanza abbastanza limitata rispetto a quella che avrebbe se uscisse oggi, ma nel tempo mi sono comunque pentito molto di quel gesto. Se ho rancore verso una persona, trovo un po’ scorretto scagliarle addosso una canzone, specie se è una persona che non scrive canzoni e quindi non mi potrebbe rispondere.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?


Sono molto legato alla mia città, anche se di recente mi sono trasferito. Con Padova ho un rapporto abbastanza conflittuale, una sorta di amore-odio che mi fa arrabbiare quando ci sto troppo a lungo, e rimpiangerla quando sono lontano. Con il mio gruppo Massima Tackenza abbiamo scritto una canzone su questo argomento, si chiama Anime Stanche


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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