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Nel secolo scorso conobbi una ragazza che dopo alcune settimane giunse ad essere la mia fidanzatina. 
Un pomeriggio, verso le cinque, mi fece vedere alcune sue foto. Foto di gite in campagna con amici, foto di cene in pizzeria con gli stessi amici, il giorno della laurea con gli amici, foto in costume con tre amiche a Loano, cose così. 
Il suo sorriso era bellissimo, ma monotono: era sempre lo stesso in ogni foto. 
E mi fece, foto dopo foto, lo stesso effetto di una nuvola nera e plumbea. Una nuvola che infatti andò ad oscurare in breve tempo quel poco di luce che c’era in quell’amore (e che c’è in questa esistenza). 




L’amore finì rapido e lento (come sarà questa esistenza). Ora, non voglio dire che sia finita per quello, per quel suo sorriso sempre uguale, ma un po’ sì, e mi ricordo che decisi di farla finita (non nel senso che volevo ammazzarmi) proprio nel momento in cui un passante di passaggio, su sua richiesta, ci fece una foto ricordo. Io, seduto vicino a lei, non osavo guardarla, non volevo vedere “quella” espressione, non volevo incontrare il suo sorriso. Non so perché mi sia venuta in mente proprio lei, e perché io ne stia scrivendo, dopo aver visto alcuni anni fa per la milionesima volta i dEUS. 

Ho rivisto in un attimo, durante il concerto, tutte quelle vecchie foto, le foto della fidanzatina, di me stesso, dei dEUS. Ho rivisto la foto del piccolo ballettino di Tom Barman mentre si fa passare la chitarra elettrica a metà di “Instant Street”, la foto del chitarrista sempre vestito di nero, la sua espressione ebete mentre suona il meraviglioso riff finale di “Instant Street”, la foto del salto dalla spia del violinista prima del ritornello di “Suds and Soda”, il “don’t try this at home” durante “Fell off the floor, man”, il tasto che fa partire la base di “Theme from turnpike” e il relativo ballettino del violinista, la camicia di una taglia più piccola di Tom Barman, l’ennesima solita triste canzone degli ultimi anni, cioè parlare su un solo accordo, l’ovetto, la foto della triste sensazione che i dEUS abbiano alla fine imparato a suonare perfettamente, lo scatto inconsapevole di novanta gradi del collo di Tom Barman ogni quattro battute (scatto al contrario con il movimento dei piedi mentre balla), il loro “divertimento” che giuro ormai mi affatica quando fanno “Rabadabadab fish” e quello a sinistra risponde “ping pong”. 

Lasciai la fidanzatina prima di iniziare a odiare il suo sorriso sempre uguale. Non andrò mai più a vedere i dEUS, perché quelle foto lì mi sono venute a noia, mi mettono paura. Mi annoiano e mi mettono paura tutte quelle mossettine, proprio quelle mossettine che tanto mi piacevano durante i meravigliosi anni 90. 
Altro che fidanzatine!