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Incontriamo oggi Fabio Biale, violinista e cantautore che nel dicembre 2016 ha dato alle stampe il disco “La gravità senza peso”, un viaggio tra Django Reinhardt, Inide Rock e lezioni americane.

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

La musica ti salva: è uno sfogo, un’esigenza, un’attività fisica e psichica. E’ collaborazione e confronto. E’ sfida e percezione del limite. E’ comunicazione universale.
Uno negativo? Talvolta può diventare autoreferenziale.


2) Cosa pensi dei talent show?


E’ un circo, vetrina di abilità tecniche, acrobazie, emozioni epidermiche. C’è la lacrima e il virtuosismo. Volteggi a cavallo, trapezisti e freak. Se in pochi minuti l’esibizione deve sorprendere, mancherà il tempo della riflessione, della sedimentazione delle sensazioni profonde, dei temi universali. E’ barocco ma non umanesimo.
Commercialmente funziona molto bene ma fornisce una visione distorta di cosa sia l’arte che è anche ponderatezza, racconto di quadri più complessi, equilibrio, lentezza e gravità senza peso.

3) Di cosa parla il tuo ultimo progetto?


Di leggerezza. Racconto storie la cui gravità ne insegue il segreto: ci sono eroi, innamorati, assassini, mendicanti; i disillusi e gli indomabili.
Sono tutti racconti che hanno un legame autobiografico diretto. Fatti accaduti, visioni, deduzioni. In una canzone dico: Quando il tono è piuttosto sincero/e ti mostra per quello che sei/e il racconto non è tutto vero/ma tu sei quello lì e lei è lei.” La filosofia è tutta qua.

4) Approvi la politica nella musica?


La politica fa parte della vita dell’uomo, è come l’amore. Spesso chi non ne vuole parlare lo fa per scelta “politica” e mi pare un tantino paraculo. Certamente è un argomento delicato e non sfociare nella retorica e nella banalità non è semplice.

5) La professione dell’artista influenza il tuo rapporto con gli altri?


Inevitabilmente. Talvolta penso falsamente il contrario ma “la gente lo sa che sai suonaresuonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.” Nel bene e nel male, soprattutto in Italia, sei pur sempre il musicista, quello da cui ci si aspetta un sovrappiù di creatività e un difetto di regolarità.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?


Amo la mia Liguria, i suoi paesaggi, il clima, la gente un po’ ruvida. Amo la sua musica e le sue tradizioni. Non amo particolarmente Savona che da anni si sta facendo sempre più piccola e provinciale, poco attenta alla sua gente e alla bellezza del suo territorio.
Adoro Roma, le città della Toscana, ma anche Milano ha il suo fascino. Poi c’è la Sardegna dove passo una parte delle mie estati, il Paradiso. Il Nord Europa, l’Irlanda, la Germania di Berlino e Colonia.
Mi piace muovermi, ma non sono un viaggiatore, sono cosmopolita ma sto benone anche a casa. La mia geografia è luogo della mente anziché reale. Per ora riporto tutto a casa e resto qua.