Passa ai contenuti principali

FRANCO NOCCHI - Leggi la sua intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Le antiche filosofie orientali insegnano che ogni aspetto dell'umano agire è un “tai chi”, cioè un'integrazione di elementi opposti e complementari. Ogni cosa, quindi, ha “in sé” un aspetto positivo ed uno negativo. La musica non è eccezione a questa regola universale. Molti anni or sono lessi una frase di un monaco buddista, Taisen Deshimaru, che mi fece molto riflettere: ”nella musica, come nella vita, bisogna seguire l'ordine cosmico il quale non è solamente il razionale ma comprende anche l'irrazionale”. E come l'ordine cosmico si esprime in paesaggi meravigliosi ma anche in cataclismi terribili, così la musica può essere meraviglia o dannazione, perchè essa attiva nell'individuo forze psichiche animiche ed emozionali profonde che, se mal gestite o non controllate, attivano pulsioni spesso autodistruttive ed eterodistruttive. Ma nel caso della musica, è fortunatamente data sempre alla Persona la possibilità di scegliere il suo “utilizzo” per il perseguimento del proprio bene e di quello dell'alterità: e questo è ciò che personalmente cerco di fare.

2) Come riesci a coniugare la musica e la meditazione?

Senza sforzo alcuno: fin da ragazzo mi sono reso conto che, in modo spontaneo, la meditazione profonda diventava la “costruttrice” delle fondamenta sulle quali andava ad erigersi ogni mia “struttura musicale”. E così oggi è sempre..e sempre di più: e ricollegandomi a quanto affermato nella mia precedente risposta, lo stato di serenità e di “vuoto” che riesco a raggiungere con la meditazione profonda provoca in me il naturale affiorare degli archetipi positivi ( le forze psichiche ed animiche profonde presenti in ogni individuo) e l'altrettanto naturale controllo degli archetipi negativi. E questa positività si riflette nella mia musica (..e nel mio agire quotidiano). Ed è proprio per questo che sento da sempre la necessità di mettere le mie note al servizio di chi ha bisogno e di indirizzarle sempre verso iniziative di solidarietà.

3) Di cosa parla “Tashi Delek”?

E' un brano di informazione e “denuncia” della condizione (.. un vero e proprio “genocidio silenzioso”, conosciuto da tutti i potenti del mondo occidentale che non intervengono per non inimicarsi la Cina) a cui è sottoposto, per mano del governo cinese, il popolo tibetano dal 1950 ad oggi.
Tashi Delek è il saluto utilizzato dai tibetani, ma è molto più di un semplice “ciao”; TASHI è una parola di augurio che significa: "la buona sorte ricada su coloro a cui si rivolge il saluto". DELEK vuol dire: "pace universale".
Tashi Delek è rivolto anche ai nemici, ed è quindi un augurio di liberazione da ogni tipo d'ignoranza e dal vacuo attaccamento a tutte quelle illusioni (fama, potere, denaro, ecc) che sono alla base di rabbia, odio, frustrazioni, indifferenza...e violenza. il sottotitolo del brano, "fuoco e fiamme in Tibet", fa poi riferimento ad una precisa modalità di "lotta non violenta" adottata dal 2009 ad oggi dal popolo tibetano: le AUTOIMMOLAZIONI. Monaci e laici, uomini e madri di famiglia, scelgono di darsi la morte con il fuoco in segno di protesta contro l’occupazione e la repressione (NB: senza MAI fare danno o male a nessun altro essere senziente) nella speranza di scuotere l'indifferenza della comunità internazionale, una speranza ad oggi ancora vana, visto che i media non ne danno mai notizia perché "censurati" alla radice.

4) Approvi la politica nella musica?

La politica attuale è molto, molto lontana da me ed è incompatibile col mio modo di percorrere il sentiero di Vita; questo perchè è fin troppo evidente la non volontà di agire per l'interesse del popolo dimostrata, in modo sempre più sfrontato dal dopo guerra ad oggi, da tutte le ideologie succedutesi nei vari governi (soprattutto in Italia, ma è un degrado universalmente esteso..con poche, piccole eccezioni). Ritengo, quindi , che la politica contemporanea operi solo per l'interesse di pochi a danno dei più, e per questo sia solo un pericoloso strumento di destabilizzazione e di disequilibrio sociale e ed individuale: di conseguenza, una musica che veicoli una qualunque ideologia politica diventa di per sé cassa di risonanza ed amplificatore di quel disequilibrio e, quindi, non è per me cosa buona.

5) La tua professione influenza il tuo rapporto con gli altri?

Esattamente il contrario: diciamo che la mia professione è nata dalla mia esigenza, maturata fin dai primi passi lungo il sentiero di questa Vita, di poter essere sempre di aiuto all'alterità. Ed avendo avuto il privilegio di praticare fin dall'età di 4 anni (oggi ne ho 54) le cosiddette “arti marziali” e con esse le tecniche di meditazione profonda che mi hanno da sempre dato una naturale capacità di gestire le emozioni, vedendo fin da ragazzo quanto i miei coetanei invece facessero del male a se stessi e a coloro a cui volevano bene proprio per l'incapacità di controllare i moti emozionali, ho sentito “da subito” l'esigenza di insegnare agli altri come non diventare vittima delle proprie emozioni. Quando poi, nel tempo, ho capito (anche in seguito ai miei studi “occidentali” psicopedagogici e sociologici) che ogni malattia nasce proprio da emozioni rimosse o non controllate, ho voluto anche costruire una Scuola di formazione per creare operatori che siano in grado di perseguire il bene dell'alterità (la Scuola di Formazione del mio Metodo F.E.M.A.). Esiste una diffusa e preconcetta idea che porta a considerare le emozioni come negative o positive “in sé”; la verità è che ogni emozione è solamente un'informazione che muove nella persona una fisiologica reazione ad uno stimolo ambientale: un'emozione costituisce dunque un fisiologico impulso ad agire; la radice stessa della parola “emozione” è il verbo latino MOVEO “muovere”, con l’aggiunta del prefisso “e” (“movimento da”), proprio per indicare che in ogni emozione è implicita una tendenza verso l'azione. Questo impulso ad agire possiede una potenziale funzione di garantire e favorire la vita. Non esiste quindi un'emozione in sé negativa o positiva: sono le emozioni eccessive, mal gestite e/o cronicamente trattenute che fanno nascere le sensazioni di mal-essere e le patologie. Quello che ci succede NON è mai colpa delle situazioni che incontriamo ma è SEMPRE il frutto della nostra capacità di reazione alle situazioni stesse.
Ecco che nel mio quotidiano rapporto con gli altri, nelle aule universitarie, in palestra, in studio ma anche per la strada, cerco di investire sempre in gentilezza e disponibilità all'ascolto: queste sono le prime due leve che possono “spingere” ogni Persona alla consapevolezza e al ben-Essere.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Penso che se questa Vita mi visto nascere a Pisa, un motivo c'è. Mi piace la mia città, ma so che mi sarebbe comunque piaciuto ogni altro luogo; è lo stato d'animo con il quali affronti il percorso di Vita che dona il piacere: nessun luogo, nessuna Persona può farti star bene se “dentro di te” non hai già seminato il seme del tuo bene. Vorrei salutarvi affermando che, personalmente, ho il sincero piacere di tenermi in contatto con tutti coloro che vogliono farlo con me sia tramite il mio sito www.franconocchi.it che attraverso i miei due profili facebook. Vorrei infine salutare tutti i collaboratori di “INDIEDISCHI” e tutti i lettori augurandovi, di cuore, Serenità e tante cose belle : “Tashi Delek”, quindi, a tutti voi. :-)


Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.