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L'AMORTEX - Intervista


1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Passato il primo periodo, parlo di quando uno si approccia alla musica e inizia a prender confidenza con le note, se si ha la costanza di continuare e si inizia a comporre, la musica diventa un’esigenza al pari di una dipendenza. Quando finisci un brano senti circolare un mix di serotonina e dopammina (si ha due m) che ti rende felice. Stessa sensazione la si prova alla fine di un live andato bene. Fare musica può creare dipendenza, dovrebbero scriverlo sulle custodie degli strumenti e sul Pozzoli. 



2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo

I talent rappresentano una tipologia e una modalità di interpretare la musica costruita ad arte per vendere e fare ascolti. Ma non è di sicuro una novità, i talent non sono altro che una versione del grande fratello rielaborata su boyband o iconoclastici cantanti. Cantanti o band che non sanno comporre e che dipendono totalmente dal mercato del momento erano presenti prima dei talent e saranno presenti anche dopo. Non mi stupisce affatto che abbiano successo, a molti piace farsi scivolar la musica addosso, senza impegnarsi. La musica è anche questo.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente? Approvi la politica nella musica?

Credo che un artista debba comunicare quello che sente, sempre. Se si interessa di politica, non parlarne sarebbe come mentire a se stesso. Sono per la piena libertà d’espressione artistica in tutti i campi.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

È utopico pensare di ottenere qualcosa senza scendere a compromessi, abbracciare e accettare il compromesso aiuta a vivere meglio in tutti i campi. I compromessi però non sono da confodere con l’abbandono della coerenza o con la perdita di tempo. Se con compromessi si intende rinunciare in toto alle proprie idee e impegnar risorse e tempo per ottenere successo spacciandosi per un’altra persona, mi chiedo che senso avrebbe? Non c’è nessun crocicchio dove aspettar a mezzanotte per firmar un patto con il diavolo.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Totalmente. Se si dedica la vita alla musica e la si affronta come un lavoro, influenza tutti, compreso te stesso. A volte rende le relazioni più difficili, bisogna affrontare sacrifici. Condividere con loro la gioia di un nuovo disco, della proiezione di un film con la tua colonna sonora o un live è davvero una sensazione unica.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Viaggio molto, adoro viaggiare e quando lo faccio cerco di vivere come un autoctono. Sto facendo una classifica dei posti che ho visitato dove mi piacerebbe andare a vivere, ma ad ora il mio territorio d’origine mi lega per affetti e situazioni lavorative. Alla fine è importante con chi si vive e come e non dove.



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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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