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JOAN AS POLICEWOMAN feat. BENJAMIN LAZAR DAVIS - La loro intervista - di Marco Zuppa

Saranno passati 5 anni da quando S., una mia collega, mi ha fatto ascoltare "The Magic" di Joan As Policewoman. 
Ne rimasi colpito e corsi ad acquistare il disco. Allora non avrei immaginato che qualche anno dopo, mi sarei trovato seduto al suo fianco per un'amichevole chiacchierata. 
Una donna solare, entusiasta e colta. Una musicista incredibile, elegante e ricercata ma ricca di ironia.
Con lei Benjamin Lazar Davis, fenomenale musicista pronto ad aprirsi per condividere il suo personalissimo punto di vista.
Con loro abbiamo parlato di tante cose e scoperto due artisti tanto umani quanto dotati.



1) Com’è cambiato il music business nel corso degli anni?

JW: Sappiamo com’è cambiato, la gente non paga più per la musica e non compra più dischi. Anche le case discografiche, in passato finanziavano i dischi ed i tour e ora non più perché nessuno sta più facendo soldi in quel modo. Ovviamente questo mette fuori gioco le band che non sono brave dal vivo.
Io credo che le band in cui ho suonato abbiano sempre cercato di essere grandiosi dal vivo quindi per fortuna, non dobbiamo preoccuparci di questo. La situazione economica è un aspetto interessante ma non mi fermerà dal fare musica.

BLD: Per me è un po’ l’inizio della mia carriera quindi per me è sempre stato così. Posso capire dalle storie che sento, che in passato fosse diverso ma per me al momento sta funzionando. E per me al momento è così che funziona.

2) Volete parlarci della genesi di “Let it be you”, la vostra ultima fatica discografica?

BLD: E’ iniziata quando Joan è venuta ad uno dei miei show. Suonavo con una band dal nome Cuddle Magic ed abbiamo scoperto di amare entrambi la musica dei Pigmei della regione centrale dell’Africa. Abbiamo iniziato ad ascoltare alcune tracce registrate da questi musicisti e abbiamo utilizzato quello come spunto. Ci abbiamo così aggiunto chitarre e melodie e molto presto avevamo il disco.

3) Nel vostro disco mixate insieme diversi generi musicali. Scrivere fondendo tanti stili diversi è una cosa naturale per voi o è qualcosa che ricercate?

JW: Avviene in modo naturale. Non riusciamo a scrivere partendo dall’idea di fare un brano con un determinato stile. Io e Ben ascoltiamo molti generi di musica diversi, non credo che avessimo in mente un genere ben definito. Ascoltiamo molta musica e se qualcosa ci piace, è fatta. Inoltre abbiamo molta esperienza nella scrittura di brani quindi è qualcosa che avviene in modo naturale.



4) Entrambi suonate molti strumenti. Ce n’è uno in particolare su cui vi piace comporre le vostre canzoni?

JW: Per me è molto semplice comporre al piano. Anche alla chitarra, dipende da cosa ho in mente ma generalmente al piano è molto più semplice. Mi sembra più completo.

BLD: Per me uno strumento ha un’anima. Non mi piace che si dicano sciocchezze se c’è uno strumento nella stanza. Mi sono trovato a volte tra le mani chitarre in cui mancavano alcune corde o un piano in cui alcuni tasti non suonavano, ma erano strumenti da cui si poteva comunque estrarre un suono, con cui dialogare. Per me quindi non c’è uno strumento che preferisco, ma è più come se uno strumento riuscisse a comunicarmi qualcosa, come se avesse qualcosa da dire.
Joan ha un sacco di strumenti originali e particolari da cui è più semplice trarre ispirazione.

JW: E’ particolare che tu dica questo perché la prima canzone in assoluto che ho composto, l’ho scritta con una chitarra che ho trovato per strada.
Era una chitarra un po’ malridotta ma bellissima, davvero splendida. Le chiavette non si muovevano quindi l’accordatura era completamente sputtanata e con quella chitarra ci ho scritto “My Gurl”.

5) Che opinione avete dei talent show?

JW: Io non ho una TV e non la guardo mai. Credo di aver capito a cosa ti riferisci ma francamente non ne ho idea e onestamente non mi importa molto.

BLD: Io ho un amico con cui sono andato al conservatorio. Lui suonava il trombone, musica d’avanguardia. Lui ha fatto l’audizione per American Idol e, siccome è un tipo un po’ strano, non so dirti se scazza con loro per via di pressioni o per via del suo carattere. Ad ogni modo credo sia un grande spettacolo, e finché ci saranno concorrenti come lui c’è speranza.

6) A vostro giudizio qual è la cosa migliore e quella peggiore dell’essere un musicista?

JW: Beh essere un musicista significa suonare.  Io non sarei viva se non fosse per la musica. Andare in tour, suonare ogni sera, girare di città in città è ciò che mi fa svegliare la mattina. Ed è una cosa di cui incredibilmente grata. Le esperienze che ho avuto suonando per le persone, sono state sempre magnifiche.
Circa un aspetto negativo, non credo ce ne siano.

BLD: Io sono una persona che spesso oscilla dal sentirsi molto bene o molto giù. E’ il mio modo di essere. Mi piace moltissimo fare musica ma il modo in cui mi sento, dipende più da me, da come mi sento. La cosa che mi piace di più è fare le prove, preparare il palco per lo show. E’ eccitante. Le prove sono un momento molto creativo, intimamente creativo. A volte il concerto sembra più un rigurgito dei momenti di prova. Adoro fare un concerto ma per me il momento più creativo, è durante le prove.

7) Avete un consiglio per affrontare il pubblico durante un live?

JW: In questo momento mi sono molto a mio agio sul palco. Quando avevo meno esperienza lo ero meno, soprattutto nel cantare. Ora cerco di essere il più vulnerabile possibile sul palco. In passato ho fatto dei concerti in cui suonavo brani che avevano un forte significato emotivo per me. In quell’occasione ho anche un po’ pianto sul palco. E sono grata di riuscire a farlo. Cerco di entrare in connessione con un brano e con ciò che significa per me e perdermici dentro. Se resto cosciente, non funziona.

BLD: Per me è tutto nel ritmo. Quando ascolti un ritmo e ti lasci prendere, ti toglie tutte le facoltà mentali. E’ una cosa contagiosa per te, quanto lo è per il pubblico. Non puoi fermarti a pensare: “Cosa sto facendo?”.  Il mio consiglio ai giovani musicisti, è di concentrarsi sul ritmo e sulle emozioni e questo vi farà scordare di tutte le possibili ansie.

Ci salutano ringraziando per avergli posto domande originali, che nessuno solitamente fa.
Noi li ringraziamo per le loro risposte sincere ed interessanti e li salutiamo fino al prossimo live.




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