Passa ai contenuti principali

INIGO - Il nostro incontro con lui

1) Quali sono i pro e i contro del fare musica?

Iniziamo dai contro così ci togliamo subito il dente: il "contro" per antonomasia credo sia la precarietà e da questa tutto ciò che ne consegue ma credo anche che il periodo è "precario" un po' in tutti gli ambiti, quindi se negli anni '70 e '80 dovevi e potevi scegliere tra un posto in fabbrica e la carriera da musicista oggi il posto in fabbrica non te lo offre nessuno, quindi poco male. I pro sono legati all'aspetto creativo e a quello comunicativo per quanto mi riguarda, l'opportunità di raccontare e raccontarsi attraversa la propria musica, o attraverso un'altra forma d'arte parlando più in generale, penso sia un privilegio e credo che come tale vada salvaguardato.


2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Hai mai pensato di parteciparvi?

Credo che i talent possano rappresentare un'opportunità se chi decide di parteciparvi è pienamente consapevole sia dei propri mezzi che di cosa sta andando a fare. Si tratta di televisione nel bene e nel male e l'aspetto dell'audience è prioritario, quindi può capitare che dal punto di vista televisivo abbia più appeal qualcosa che non ha niente a che fare con la musica che la musica stessa.  Il successo credo sia dettato dal fatto che al pubblico piace sentirsi coinvolto. Siamo tutti un po' talent scout e un po' allenatori di calcio mancati e il talent in questo senso da al pubblico l'illusione di poter decidere la sorte dei propri neo-beniamini. Io personalmente l'anno scorso ho rifiutato di partecipare ad un talent perché credo non sia il mio habitat naturale, mi sarei sentito a disagio.

3) Approvi la politica nella musica?

Approvo la sincerità nella musica e se qualcuno è sincero con se stesso e con gli altri mi va sempre bene, che si parli di politica, di amore o di qualsiasi altra cosa. Non mi piace però la propaganda partitica perché non mi piacciono i partiti. Quando mi è capitato di parlare di politica e di sociale nelle canzoni, soprattutto nel disco precedente, ho cercato di essere il più descrittivo possibile senza spingermi troppo in là, ho detto la mia esattamente come la dico al bar con gli amici davanti ad una birra.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere i tuoi obiettivi?
Dipende da cosa intendi, per me è già un compromesso essere sui social, visto che non mi piacciono e in linea di massima non li approvo, ma oggi essere fuori dai social vuol dire essere fuori dal mondo, cosa che non disdegnerei, ma che mi chiuderebbe inevitabilmente le porte di un ipotetico pubblico. D'altronde ultimamente proprio grazie ad un social network mi sono imbattuto in un brand con lo stesso nome del mio nuovo singolo "Ho smesso" con il quale è nata una partnership. Quindi se il compromesso (in questo caso l'uso dei Social Network) rappresenta un'opportunità va sempre bene ma è fondamentale che non intacchi l'etica personale e quella del proprio prodotto artistico. 

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri?
Non lo so, io personalmente non sono un animale sociale, frequento gli stessi amici da anni oltre ad avere ovviamente dei rapporti lavorativi legati all'ambito musicale. Per quanto mi riguarda, forse i primi tempi, quando ho iniziato a intraprendere questa strada, quasi senza preavviso, probabilmente qualcuno si sarà fatto delle domande ed io, dal canto mio, spero in questi anni di esser riuscito almeno a dare qualche risposta.

6) Sei legato alla tua città?

Vivo in un borgo medievale, una frazione del nord-barese che conta poche anime, Sovereto, da bambino ci passavo le estati e qualche anno fa mi ci sono trasferito definitivamente. Sono molto legato a questo posto più che al paese distante tre chilometri da qui. E' un posto che mi trasmette serenità, più di una volta mi sono chiesto se fosse possibile tentare il percorso artistico da qui, lontano dalle opportunità di una grande città come Milano o Roma e la risposta è stata sempre la stessa: "non lo so, ma nel dubbio, per adesso, resto qua”.


Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.