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DILEO - Intervista

Vi presentiamo oggi Carmine Dileo, cantautore nato tra Salerno e Battipaglia che ha da poco pubblicato il suo EP "La nuova stagione" per Dissonanze Record.
Un lavoro realizzato dopo anni di sperimentazione e ricerca. Brani eleganti ed energici, in cui convivono tradizione e ricerca sonora. La produzione, curata dallo stesso Dileo con Daniele Amoresano, è estremamente curata e diretta ed esalta gli arrangiamenti minimali e impeccabili che fanno da sottofondo alla voce di Dileo.
Un bel lavoro di cui vi consigliamo l'ascolto.

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo è sicuramente quello di "conoscere". Conoscere posti, persone, esperienze altrui. La musica ti permette di comunicare ad un livello superiore, semplifica l'intesa tra simili molto spesso e ti permette di conoscere tanto degli altri anche in poco tempo.

L'aspetto negativo è che diventa spesso una parte totalizzante della propria vita, può creare una malsana dipendenza, bisogna essere bravi a gestirsi e sapersi distaccare in alcuni momenti. Magari non è così per tutti, ti parlo di ciò che riguarda me ovviamente.

2) ​I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

I talent propongono un'idea di musica innocua, che agisce sull'attenzione a maglie larghe e contemporaneamente diverte e intrattiene lo spettatore televisivo medio, insomma rappresentano una somma di ingredienti perfetti per una TV leggera da prime time e per la buona economia di una certa discografia/industria, capace così di inondare continuamente il mercato con cose sempre nuove e dalla vendibilità assicurata. Molto spesso le persone comprano solo ciò che sentono di più e più spesso, questo spiega facilmente il successo di questi format. Di riflesso, l'assoluta mancanza di contenuti credo spieghi le critiche. 

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

La musica, come qualunque forma d'arte, è un veicolo. Quella che volgarmente chiamiamo ispirazione altro non è che una forma di "urgenza" incanalata e in quanto tale può riguardare qualunque aspetto della vita. Molti artisti attraverso la loro musica parlano di politica, talvolta riuscendo addirittura a sensibilizzare chi ascolta e ben venga.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

No, ma ad essere onesti con se stessi bisognerebbe ammettere che molto dipende dall'entità del compromesso.

Nell'era in cui diffondiamo musica principalmente attraverso internet e i social non facciamo altro che stabilire ogni giorno un compromesso "dignitoso". In ogni caso si fa di tutto per non trovarne mai. È una condizione a cui si tende sempre ideologicamente e credo sia corretto, anzi doveroso farlo, soprattutto da parte di tutti noi musicisti indipendenti, che non siamo altro che "artigianato" musicale, quindi fuori da certe dinamiche di marketing.

5) Pensi che fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Non credo sia uguale per tutti, molto dipende dalla propria capacità di gestire tutto ciò che ne consegue, già a partire dalla pressione emotiva tipica della fase creativa. Conosco anche artisti che non sono minimamente "alterati" nei loro rapporti.

Tutto il resto invece, come la gestione di tour o turni di studio/sala prove, sono tutte cose normalissime e alla stregua di un qualunque altro lavoro, nè più nè meno.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Questo riguarda una "condizione" molto mutevole. Mi piace vivere in altri posti per periodi limitati e ora come ora e sento di stare piuttosto bene nel posto in cui sono cresciuto. Ma magari già domani ti risponderei diversamente, quindi non so quanto faccia testo.


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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