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ALLA CORTE DI SIR. PAUL - di Marco Salvai

Correva l’anno 2013, 27 giugno. Caldo. Partiamo. Aereo per Vienna. Ernst Happel Stadion. 
Adam & Smith più una compagna e un figlio duenne - Federico- al seguito. Modern family globe-trotter per assistere al concerto del Beatle più prolifico, nel tour Out There.



Ricordo una frenetica sistemazione in hotel, mezzi pubblici per arrivare nel tardo pomeriggio al Prater, scaricamento del passeggino al deposito bagagli e ingresso in un ambiente che già brulicava di giovani e meno, tutti lì per il baronetto, e noi… compagni di viaggi e concerti che ci accampiamo per un pasto improvvisato e ricerca bagni prima del boom di gente e musica.

Inizia IL concerto: ingresso della band e poi lui… Paul McCartney, a più di 70 anni, uno stile perfetto, elegante, accogliente, morbido, che ci dà il benvenuto con Eight days a week e una scaletta di grandissimi classici tra cui alcune tratte da Sgt Peppers Lonely Hearts Club Band, intercalati da aneddoti sulla storia dei Fab 4. Il duenne non fa una piega… ovvero, le fa ma dallo stupore di luce suoni x nulla infastidendosi a La , la la lalalala… Hey Jude… quando un solo coro e una sola voce si uniscono a fanno tremare il parterre… eh già perché in tutto ciò noi eravamo nel prato, mica pizza e fichi.

Guardo loro… guardo la band… guardo noi: noi sudati marci e LUI, che candidamente e con flemma so Brit si toglie la giacca e mentre snocciola aneddoti dei tempi di Liverpool, e si arrotola le maniche della camicia ai gomiti: primo piano dei maxi schermi la fronte non perlata da gocce e attenzione… non una goccia di un qualunque liquido idratante che in -tre-ore-tre sia entrata nel suo corpo!! un ritmo pazzesco che sale Came together, Back in the U.S.S.R, Let it Be… ragazzi… Valeva tutti gli euro spesi.


Due Bis : Helter Skelter, il momento apice… da cui poi gli Adam Smith, si guardano e decidono di trarre una famosa cover!
Federico tiene botta, e spalanca occhi color nocciola, quasi capendo che l’abbiamo consciamente in coscienza portato Lì, è il qui e ora che ci doveva essere e che mai ci ha impedito di vederci mille suoni con lui.

All’uscita, adrenalina e recupero passeggino mescolati… e uno di quegli episodi che si tramandano… un giovane … ventenne si avvicina a noi e quasi “incredulo” di vedere una famiglia con bimbo così piccolo al concerto, ci chiede se avesse pagato il biglietto. Noi rispondiamo di no e lui, si ferma e regala simbolicamente a Federico il suo “perchè quando sarà grande ce lo deve avere anche lui il biglietto di un concerto così…come ricordo” God bless, you are special.

E’ andata più o meno così… e io ricordo che da subito abbiamo pensato che in Italia un cosa del genere mai più… (e infatti non è più successo!).
Io, Adam, Smith e Federico: ci si guarda, pensiamo che abbiamo fatto cosa buona e giusta e ce ne andiamo a mangiare la Sacher in centro. Può succedere qualunque cosa ora: anche piovere. Ma non piove. perché non si rovinano certi momenti.

Vi lascio con una foto e un momento che ricordo di silenzio e rispetto… un’atmosfera che si era cristallizzata su chitarra, voce e camicia stirata a Blackbird.
Enjoy.

Alessia, Adam, Smith e Federico


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