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AFTERHOURS - Intervista per piccole jene di Marco Zuppa

Gli Afterhours sono una band che non ha bisogno di presentazioni. Portabandiera dell'alternative rock e della musica indie in generale, continuano a raccogliere successi fin dagli esordi. 
Attualmente la band è impegnata nel tour promozionale di "Folfiri o Folfox", il loro ultimo disco, che li vedrà fare tappa anche in Piemonte lunedì 20 Marzo, presso il Teatro della Concordia di Venaria.
Abbiamo incontrato Rodrigo D'Erasmo, violinista e compagno di avventura di Manuel Agnelli, con cui abbiamo parlato di musica, social e talent show.



1) Ciao Rodrigo, puoi dirci un aspetto positivo e uno negativo del fare musica?

Quello positivo è che dopo tanti anni di studi, sacrifici c’è tutto quello che ci sta succedendo intorno,  essere riusciti a fare di questo il mio mestiere è una cosa che va vissuta come un privilegio e che porta con sé altri piccoli privilegi.
Circa l’aspetto negativo, forse la poca considerazione che i musicisti hanno ancora a livello professionale. Non avere la stessa considerazione che si riserva ad altri mestieri, questo da una parte. Dall’altra il non essere visti ancora “fighi” come meriteremmo, nel senso che in America ad esempio, chi fa musica è una star a prescindere, una specie protetta perché fa parte di quella che è la crescita economica del paese. Da noi invece riduciamo i lavori artistici ad una sorta di hobby di nicchia. Non siamo in grado di capire che abbiamo un talento gigantesco che potremmo sfruttare anche in termini commerciali, ma non lo facciamo. 


2) Hai suonato con tantissimi artisti in giro per il mondo, c’è un’esperienza che ricordi con particolare piacere?

Tra tutti c’è l’esperienza con un collettivo di artisti dal nome “Songs with other strangers”, che era un mix di artisti italiani e stranieri tra cui Marta Collica, Cesare Basile, Manuel Agnelli, John Parish, Hugo Race. Fu divertente perché in realtà ci siamo incontrati tre giorni prima del primo concerto. Dato che tutti i musicisti coinvolti avevano doti da polistrumentisti, ci siamo divertiti a scambiarci gli strumenti ed eseguire varie canzoni. E’ stato un lavoro veramente stimolante, un laboratorio quasi teatrale davvero molto bello.

3) Vuoi parlarci della genesi di Folfiri o Folfox? C’è un brano a cui ti senti particolarmente legato?

Sì, tra tutti direi “Lasciati ingannare”. E’ un brano che musicalmente ho scritto io. Lo avevo scritto tempo prima e che è rimasto parcheggiato per un po’ di tempo, addirittura già ai tempi di Padania. In quel momento però non era un brano adatto per quella che era la direzione che prese quell’album. Mentre stavamo lavorando a Folfiri o Folfox, l’ho rispolverato e l’ho fatto sentire a Manuel che non ricordava nemmeno di averlo ascoltato anni prima. Stavolta ha impostato la linea melodia e l’ha centrata subito in pieno. E’ un brano fondamentalmente pop ma che abbiamo cercato di arrangiare in modo un po’ più originale.



4) Cosa ti sentiresti di consigliare a chi vuole intraprendere la carriera musicale?

Beh di pensarci bene….scherzo. In realtà ce ne fossero. E’ sempre molto bello vedere dei ragazzi giovani animati dal fuoco della musica. Ultimamente anche per ragioni personali, ho avuto modo di entrare in contatto con molti giovani e, nel mio piccolo, cerco di sempre di consigliarli o instradarli. In realtà più che ascoltare, suonare, ecc, consiglierei di guardarsi dentro e cercare quella scintilla che alimenta quel fuoco sacro, che ha a che fare veramente con qualcosa di corporale. E’ quella cosa di cui non puoi fare a meno. Se parliamo di quel livello lì, bene. Altrimenti agli altri, con un pizzico di cinismo, consiglio di dedicarsi ad altro perché è un mondo già abbastanza inflazionato.

5) Quali sono le maggiori differenze che hai notato nel modo di vivere la musica live in Italia, rispetto ad altri paesi?

Ci sono delle cose sostanziali. La prima è la buona educazione che qui manca. Manca perché qui come per lo sport, siamo legati a una forma di fanatismo. Per esempio a me è capitato di vedere Joseph Arthur che apriva il concerto di Ben Harper diversi anni fa, sommerso di fischi. Ovviamente lui si è allontanato infastidito e Ben Harper è uscito a rimproverare il pubblico, dicendo che per questo comportamento, lui non sarebbe più tornato in Italia per molti anni e così fece. All’estero se qualcuno entra in un posto e c’è un concerto che non gli interessa, lascia la sala. Si mette al fondo del locale e parla comunque a bassa voce. Se invece rigiriamo la questione dal lato del musicista, la differenza sostanziale, ad esempio con gli Stati Uniti, è li sono pieni di locali anche piccoli in cui però la priorità è l’impianto audio. Fonici professionali che riescono a far alternare più band in pochi minuti. Qui si preferisce pensare ad altro, tralasciando l’aspetto palco e musica live. Questo si estende anche a situazioni più professionali come palazzetti e teatri. In Europa invece, il livello è generalmente più alto. Per fortuna si trovano anche ragazzi che magari, con l’esperienza fatta magari con un viaggio formativo a Berlino, sono in grado di fornire una professionalità fantastica.

6) Come vivi il rapporto con i social? Secondo te hanno giovato alla musica ed alla società allo stesso modo?

Alla società non hanno giovato. Hanno anzi mortificato la parola stessa di social. Per la musica aiuta. Aiuta a diffondere il proprio lavoro, soprattutto per i lavori creativi. Infatti l’aspetto positivo è quello che i social possono mettere in contatto gli artisti. A me ad esempio è capitato con Piers Faccini, un cantante che se non conoscete, vi consiglio di conoscere perché è straordinario. Io lo vidi in concerto e, toccato dalla sua bravura, gli scrissi allora su MySpace e organizzammo un incontro da cui poi è nata una collaborazione. Quindi usati bene, i social sono uno strumento utile. Il lato negativo è se vengono visti come mezzo per vivere una vita parallela perché insoddisfatti della propria.

7) Molti musicisti criticano i talent ma a tuo giudizio, per quale ragione riscuotono tanto successo?

Data l’esperienza che ho accumulato lavorandoci, posso dirti che il successo della trasmissione arriva dal fatto che è un’ottima trasmissione. In tutto questo la musica è una parte del tutto, a volte una parte più scarsa di quello che dovrebbe essere ma comunque centrale. In generale le trasmissioni con al centro la musica sono andate sparendo. Per fortuna oggi sembra starsi affacciando un’inversione di tendenza, segno che evidentemente c’è una richiesta. Alla fine parte tutto da lì, anche se ogni tanto dovrebbero essere i media che “educano” il pubblico con proposte artistiche. Ad ogni modo credo sia un’ottima trasmissione. La qualità dei professionisti che ci lavorano all’interno è altissima. Lavorarci dentro è stimolante perché ti fa vedere una dimensione che, anche musicisti del nostro livello, non vedono mai. Allestimento scenico, attrezzature, tutto ciò di cui possiamo disporre sul palco e sotto, è di un livello incredibile. Ovviamente non va tralasciato l’aspetto legato alla gara, che ha sempre funzionato perché è qualcosa che accende sempre la curiosità e la morbosità delle persone. Questo è un aspetto che a me personalmente interessa molto poco ma ovviamente poi una volta che ci sei dentro, devi giocare. E questa forse è la parola giusta per quanto riguarda me e Manuel: giocare.

Sono contento per i vari ragazzi con cui siamo entrati in contatto, con cui siamo ancora in contatto. In generale non ho un giudizio, forse lo avrò più avanti. Per adesso posso dirti che secondo me non sono un demonio totale. Sono un’occasione, nel bene e nel male. A noi piacerebbe invertire un po’ la tendenza per cui si cerca qualsiasi tipo di talento. Quindi se anche si è dotati ma non si è degli autori, ci si ritrova a dover andare fuori a cercare qualcuno che scriva dei brani per il tuo disco, come avviene peraltro da sempre nella tradizione italiana, in cui autori e interpreti sono figure ben distinte. Nei paesi anglosassoni questo è invece piuttosto insolito. Spero che questa tendenza si inverta ma non è semplice diventare autori. Mi viene in mente una Eva, che per ora non è un’autrice dato che a 27 anni ha scritto 2 canzoni mentre De Andrè alla stessa età aveva già scritto tre dei dischi più belli della musica italiana. Detto questo tutto può accadere. Per ora lei sta vivendo comunque una splendida esperienza, aprendo i concerti di Carmen Consoli, entrando in contatto con professionisti che la aiutano e la sapranno instradare. Tutto questo grazie a questa trasmissione e comunque, non è poco.


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2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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