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NICOLE STELLA - Intervista con la giovane cantautrice

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Credo che l’aspetto negativo più evidente, arcinoto anche ai non “addetti ai lavori”, sia l’instabilità economica. Chi decide di fare il musicista deve avere davvero molta tenacia e credere parecchio nel proprio progetto per non cedere alla tentazione di arrendersi di fronte alle difficoltà. Di aspetti positivi, invece, ce ne sono moltissimi. Per me è soprattutto una questione di libertà: grazie alla musica sono libera di vivere come sognavo, dedicandomi interamente alla scrittura dei miei pezzi, alle performance e ai viaggi tra un’esibizione e l’altra.


2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

I talent sono un prodotto televisivo e, in quanto tale, funzionano benissimo. L’accento è posto sul lato più leggero (e a volte un po’ frivolo) dell’intrattenimento. La musica viene spesso messa in secondo piano per dare risalto alle baruffe tra i giudici o la presenza di ospiti che fanno parlare di sé. Escono addirittura articoli di giornali che riportano questo o quel litigio, mentre raramente ho letto opinioni su canzoni e voci. Credo che la formula funzioni, soprattutto con un pubblico che cerca uno svago, di non ragionare troppo mentre viene intrattenuto. Credo anche, però, che lo stesso pubblico, in altri momenti e altri spazi, possa ugualmente apprezzare un tipo di intrattenimento più “profondo”, in cui venga messo in risalto l’aspetto musicale e artistico.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Dipende da che cosa intendiamo con “politica”. La maggior parte dei miei idoli musicali ha espresso in maniera più o meno chiara determinati ideali attraverso la musica. In fondo ognuno di noi ha delle convinzioni e un ideale può essere una grandissima fonte di ispirazione per un artista. Però per definizione, almeno secondo me, un artista deve essere il più indipendente possibile se vuole continuare ad essere autentico.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?


Questa è una domanda molto difficile! Tendenzialmente no, per il discorso sull’indipendenza che facevo prima. Però è facile dirlo a venticinque anni, quando ho ancora poche responsabilità, nessuna famiglia a carico e un bel po’ di tempo a disposizione per provarci. Finora mi sono sempre presa il lusso di scegliere, senza riconcorrere nessuno. Spero di potermelo permettere anche in futuro.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Sì, nel bene e nel male. Non sempre la scelta di fare la musicista, specie la cantautrice indipendente, viene accolta con favore tra parenti e amici. Spesso c’è una preoccupazione genuina, la gente pensa: “Ma come farai a campare?”. Altre volte c’è tanta invidia, perché a chiunque piacerebbe inseguire i propri sogni, ma in pochi hanno il coraggio di farlo davvero. Per lo stesso motivo c’è chi, invece, mostra una sincera ammirazione e decide di sostenerti. Si creano amicizie speciali con altri musicisti, ci si scambiano idee e si condividono frustrazioni. Si rafforzano i rapporti personali con chi decide di stare al tuo fianco.

6) Sei legata alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Non sento di avere una “mia” città. Sono nata a Verbania, sul Lago Maggiore, ma a diciotto anni mi sono spostata e da allora ho vissuto in diversi luoghi.
Ho studiato a Pavia, dove mantengo una proficua collaborazione con il chitarrista Claudio Benvenuto, che ha lavorato a qualche pezzo del mio nuovo album.
Ho vissuto a Londra per quasi tre anni. È sempre stato uno dei miei sogni, ma quando è diventato realtà mi sono resa conto che volevo altro. Ora vivo a Pisa, ma viaggio spessissimo.
Non mi sono mai sentita ancorata ad un luogo e questo si riflette anche nel modo in cui lavoro: cerco spesso collaborazioni al di fuori dei confini del luogo in cui mi trovo a vivere. In occasione dell’uscita del nuovo album, ad esempio, mi piacerebbe organizzare un tour di ampio respiro, che attraversi tutta l’Italia e, se possibile, varie zone d’Europa.


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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