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MICHELE CRISTOFORETTI - Conosciamolo

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L'aspetto positivo credo sia nella possibilità di esprimere concetti, anche piuttosto  nascosti, personali o scomodi per molti, con un permesso speciale dato dalla musica in sè.
Quello negativo penso sia di certo i chilometri di commenti che si scagliano su un tema in particolare trattato, piuttosto che sui propri gusti o inclinazioni di genere si ha voluto prendere.  


2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Hai mai pensato di parteciparvi?

Non ho nulla contro i talent, credo anzi siano un bacino di talenti che molte volte danno la sola concreta possibilità ad artisti che in differente caso sarebbero rimasti nell'ignoto..
Non ho mai pensato di parteciparvi, semplicemente perché il mia approccio alla musica è da sempre una scelta che ritengo un esigenza personale, essenziale, per me.
Il talent smonterebbe un po' questa sorta di romanticismo che nel tempo ho instaurato con essa, tutto qua.


3) Pensi che sia importante inserire la politica nella musica?

La musica viaggia su un altro piano rispetto alla politica, non ci sono dubbi.
Diciamo che la musica se lo può permettere, per lo meno.
Dalle sue alte quote la musica nemmeno riesce a vedere le miserie terrene e razionali della politica. 
Molti cantautori hanno cantato molto anni fa di temi socio politici, ma la cosa non mi entusiasma, pur essendoci nel calderone dal 2016 un brano che effettivamente affianca la politica a una poesia contemporanea.
Lascerei quindi l'arduo incarico di parlare appieno di politica ai rapper, gli unici che ritengo sufficientemente incazzati e credibili per trattare certi temi.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Il successo è il mezzo con il quale gli artisti riescono a portare al largo la propria voce e la propria poesia, è chiaro che se questo volesse significare di cambiare le proprie intenzioni musicali, personalmente rispondo no!
Sarebbe come cantare con la voce di un altro, o correre con un paio di scarpe che fanno male, non se ne parla!

5) Pensi che la professione del musicista influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

La gente che si conosce bene, in realtà sa già cosa aspettarsi da te!
Legge le tue melodie ogni volta che ti parla, non c'è nulla di così strano o complesso da capire. La propria musica è parte di sè, o forse, la parte più vera di sè, quindi non influenza se non positivamente i rapporti umani.

6) Sei legato alla tua città?

Sono originario di Avio, piccolo comune del Trentino dove credo di aver preso quello spirito di sacrificio e di testardaggine che ci distingue.
Sono profondamente legato alle mie origini anche se per i vari impegni lavorativi appunto, dopo aver vissuto in molte città, ormai da sei anni vivo a Padova, città che rispetto al paese ha varie facce e vari stati d'animo.
Mi piace molto, ho trovato un equilibrio che da tempo desideravo, oltre ad essere stato apprezzato da molta gente entusiasta della mia musica e che mi ha seguito è supportato da subito.

7) Hai in programma dei concerti live?

Sto ultimando il calendario eventi per quest'anno e, oltre a svariate date per la nostra provincia, ho lavorato molto per riuscire ad esibirmi in parecchie manifestazioni e teatri di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Nelle prossime settimane pubblicherò il calendario definitivo per il 2017. Colgo l'occasione per ringraziare i Kascade, che da sempre mi accompagnano durante le mie esibizioni.


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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