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MADE IN ITALY - La loro intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo nel fare musica, secondo noi, è quello che non
 ci si annoia mai, si è a contatto con molta gente, si girano posti diversi, e poi si può trasmettere alle persone che ascoltano le proprie emozioni e la propria passione.
A parer nostro aspetti negativi non ce ne sono… perché mai dovrebbero esserci? ;-)




2) I talent sono spesso criticati, perché riscuotono tanto successo? “Ti lascio una canzone” può essere definito un talent?

-E’ vero che i talent sono spesso criticati, ma la maggior parte delle critiche potrebbero venire da persone che non sono mai state nel mondo dello spettacolo, ma quelle che hanno vissuto l’esperienza di un programma televisivo sanno l’emozione e l’ebbrezza che si prova a stare di fronte alla telecamera con la spia rossa accesa e a stare a contatto con tanti artisti di spessore. Riscuotono tanto successo perché sono molto seguiti dai giovani, e poi alle persone piace giocare a “Indovina chi farà il cantante?!” ;-) ‘Ti Lascio Una Canzone’ è un talent al 50%... Diciamo può essere definito tale, ma nei talent veri e propri ci sono sfide con eliminazioni dirette, mentre a “Ti Lascio Una Canzone” eliminazioni non ce ne sono e poi li non si sente per niente l’aria di sfida o di rivalità!
3) Come avete deciso di unirvi in una boy band?

Nasce tutto a “Ti Lascio Una Canzone”, la trasmissione di Rai1. Ognuno di noi ha fatto i provini al programma da solista, poi una volta stati selezionati, il Maestro Leonardo de Amicis ci ha unito. Abbiamo esordito per la prima volta in TV a “La Vita In Diretta” su Rai1 qualche giorno prima all’inizio della trasmissione, dove hanno presentato alcuni membri del cast e presentando anche noi già come MADE IN ITALY. Alla prima puntata di “Ti Lascio” eravamo già una BoyBand.
4) Credete che un artista debba schierarsi politicamente? Approvate la politica nella musica?

La musica è un foglio bianco dove si può “disegnare” quello che si vuole, quindi diciamo che volendo si potrebbe anche fare, però di politica ne sentiamo parlare tutti i giorni in TV e sui giornali e non sarebbe il massimo sentirla anche nelle canzoni… Quindi secondo noi meglio non aggiungere benzina la fuoco.
5) Accettereste di scendere a compromessi per raggiungere un pubblico maggiore?

Certo che no! A noi piacerebbe arrivare al cuore di tutti con le nostre e uniche forze!
6) Pensate che il fare musica influenzi in qualche modo i vostri rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)? Come vivete la vostra quotidianità?

No, perché la musica avvicina le persone e non le allontana. Quindi più che influenzare… le migliora! La nostra quotidianità la viviamo come dei ragazzi normali, infatti noi quando non siamo a Milano per incidere, studiare e così via andiamo a scuola, infatti siamo tutti e 4 giovanissimi: Marco Lacerenza e Mattia Mitrugno di 17 anni, Edoardo Perrone di 18, e Antonio Enzio di 14.

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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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