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LA ROUTE DU ROCK - di Matteo Gorgoglione

Nella mia vita ho sempre fatto di tutto per farmi mancare tutto, ma una cosa ho voluto proprio farla: il festival rock. Nel lontano 2004, io, lei, e due nostri cari amici, andammo a vedere “La Route du Rock”, un festival rock che si teneva a Saint-Malo, in Bretagna. 3 giorni di rock and roll, 65 euro, 40 concerti, campeggio gratis, band che neanche ve le dico: “pensa che figo vedere un concerto dopo l’altro!”. Eh, la musica è stata sempre la mia vita! 





Arriviamo prima di tutti, con la nostra tenda educata, gli spazzolini e il dentifricio (la mia fidanzata si era portata anche un tenerissimo beauty case). All’ingresso ci mettono al polso un braccialetto fucsia. Eravamo felicissimi. Purtroppo, dopo addirittura due ore di entusiasmo, le cose hanno preso un’altra, irreversibile piega. Centinaia di sedicenni inglesi e francesi tutti uguali, cresta e pinocchietti lerci, diablo e clavette, cagnoni giocondi e aggressivi, proprietari di cagnoni con ciondolante bottiglia di vodka nella tasca laterale del pantalone militare, improbabili figli dei fiori sessantenni, una cinquantina di delinquenti, bivacco costante e irreversibile (altro che concerti), l’area concerti dalla quale una volte entrato non potevi più uscire, l’assalto al pullman che ti portava in centro o al supermercato che faceva capolino al forte ogni due ore (ne perdevi sempre minimo due perché era troppo pieno), camminare attento per scostare gente in coma vicino alla tua tenda (che dovevi prima pulire perché qualcuno ci aveva fatto sopra l’apericena), i controlli della security (“via quel fornellino”), i due cessi chimici che forse erano sottostimati per 2000 persone. Potevi farti la doccia, naturalmente fredda, solo da mezzogiorno alle due, “per sfruttare le ore più calde della giornata”, più calde tanto per dire, si sa che se vuoi prendere il sole non è che vai proprio in Bretagna. E poi i concerti. Dopo cinque non ne potevo già più, troppe note, troppe chitarre, troppe canzoni, troppi “are you ready for rock and roll?”. “No, non sono ready, non ne posso più”. Ricordo che a un certo punto, dopo aver visto prima i Mercury Rev e poi gli Yo la Tengo, mi veniva da piangere: “ma che mi frega dei Sonic Youth, io ho freddo e fame”. La mia fidanzata iniziò a rinfacciarmi questa cosa della musica che era la mia vita: “ vaffanculo, io lavoro tutto l’anno, queste sono le mie vacanze cazzo e tu mi porti qui!”. Dopo tre giorni, e un’attesa di sei ore per andarsene, esausti e stanchi, siamo arrivati a Saint-Malo: “è finita, amore mio, siamo liberi!”. Da quel momento la musica non è stata più la mia vita.

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