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Siamo al limite del classico “Coincidenza? Non credo”. Le affinità tra Raphael Gualazzi e Cesare Cremonini sono milioni di milioni. E non parlo solo di evidenti somiglianze fisiognomiche.

 

  1. Pianoforte.
L’uno virtuoso enfant prodige, l’altro cresciuto sognando Freddy Mercury, entrambi sono esteti degli 88 tasti. Qualunque cantautore suona la chitarra, ma pochissimi il piano. Raphael e Cesare appartengono alla ristretta categoria di quelli che, quando si siedono soli davanti allo strumento e le luci sul palco si fanno più soffuse, fanno capire che il pianoforte è un’arma di seduzione micidiale. Pavoni.

 



  1. Pinguetudine.
Dopo essere stati in gioventù dei perfetti figurini, qualcosa nel metabolismo dev’essere cambiato. Si sono lasciati andare. Hanno peccato di gola. Insomma hanno bevuto e mangiato come non ci fosse un domani. Oggi sono in una fase di leggero riflusso: da quando hanno la consapevolezza che si devono mettere a posto, la linea è abbastanza stazionaria, ogni tanto riescono a perdere un chiletto. Ma danno sempre l’impressione di poter diventare da un giorno all’altro come Elvis Presley.

 

  1. John Wayne.
Nell’ultimo disco di ciascuno dei due c’è una canzone su John Wayne. Per la cronaca, viene prima quella di Cremonini e dopo quella di Raphael. Ognuno alla sua maniera: quella di Cesare è più spaccona – lui che vuole diventare un attore – e quella di Raphael è più nazionalpopolare – le cose di una volta che ci fanno tanta nostalgia.

 

La Urbino del jazz, la Bologna dei cantautori: due mondi separati soltanto da centocinquanta chilometri. Il gioco “trova le differenze” è più difficile di quanto si possa pensare.

 

Le diversità di indole sono apparentemente chiare. Raphael è dreamy. Cesare è catchy. Ma a un orecchio attento non sfugge che spesso Cesare Gualazzi e Raphael Cremonini si scambiano i ruoli.


Gualazzi è un habitué del Festival di Sanremo. Cremonini non ci è mai andato. Cosa? Possibile? Cerca pure su Google, è così. È l’unica vera divergenza che sono riuscito a trovare.