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Con quale straordinario coraggio, e con quale esemplare ispirazione, Gianluca Grignani inizia la sua canzone con “sai penso che non sia stato inutile stare insieme a te”, dicendoci da subito che la storia è finita. Ci sorprende fin dalle prime battute, perché parla del sentimento più ignorato ma profondo dell’amore che finisce: la gratitudine. 


Immaginiamo Gianluca alla chitarra ma alla chitarra lui non c’è, ce lo dirà alla terza strofa (“stasera scriverò una canzone per soffocare dentro un’esplosione, senza pensare troppo alle parole”). E dice “stasera”, cioè lui la mattina pensa già che “non sia stato inutile”, ma questo sentire lo tiene buono e feroce per la sera, quando appunto scriverà una canzone. Nell’attesa rimane sospeso e certamente ci fa capire che è anche contrariato, ma lo dice senza rabbia, senza pensare e senza dire quelle inutili parole che allungano sempre e inutilmente l’agonia di un amore. Anzi, ci dice che le parole a un certo punto non hanno più senso (“ok te ne vai decisione discutibile, ma si lo so lo sai”). Le chiede di restare e le dice che non ci proverà, ben sapendo che al contrario succederà qualcosa (e lo sa anche lei). Ed è bravo, Gianluca, a prepararci al punto più alto e profondo della canzone, cioè: “può darsi già mi senta troppo solo perchè conosco quel sorriso di chi ha già deciso quel sorriso che una volta mi ha aperto il paradiso”. Con quale poesia, e con quale immenso amore, il nostro riesce a intravedere nel sorriso beffardo e esiziale dell’ addio anche il sorriso che in passato gli aveva aperto le porte del paradiso, scorgendo tra le pieghe delle labbra della sua ormai ex donna l’abisso e il paradiso, la morte e la vita. Lei a questo punto si intristisce, e dice la cosa più semplice e terrificante (“ma questa volta abbassi gli occhi e dici noi resteremo sempre buoni amici”), la cui risposta stizzita è l’unica da dare (“ma quali buoni amici maledetti io un amico lo perdono mentre a te ti amo può sembrarti anche banale ma è un istinto naturale”). Dall’amore finito Gianluca passa alla strategia del ricatto, sempre irresistibile per un uomo lasciato ma ancora più irresistibile per una donna che lascia: “ma c’è una cosa che io non ti ho detto mai i miei problemi senza te si chiaman guai ed è per questo che mi vedi fare il duro in mezzo al mondo per sentirmi più sicuro e se davvero non vuoi dirmi che ho sbagliato ricorda a volte un uomo va anche perdonato e invece tu, tu non mi lasci via d’uscita e te ne vai con la mia storia tra le dita”. Lei tiene duro, e non si volta indietro, ma poi ci ripensa, cerca una scusa, ma lui le dice, ricattandola ancora di più (“se vuoi andare vai tanto di me non ti devi preoccupare me la saprò cavare”). Un vero ricatto, un vero fluido ricatto che ti spezza l’anima. E ancora, verso la fine della canzone, torna a parlare di “quel” sorriso, non “un” sorriso a caso. “Quel” sorriso. Questa canzone è un capolavoro, per me. Più della vita stessa, che come sappiamo è solo uno sciocco esercizio.

maggio 16, 2017

È una bella interpretazione di questa canzone, che mi piace tantissimo. Complimenti!

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