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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
 
Ogni volta che devo preparare un’esibizione, un concerto o devo scrivere una canzone la fatica è tanta, ma quando i risultati iniziano ad arrivare la soddisfazione ripaga tutto il duro lavoro. Purtroppo la musica in Italia non è considerata un lavoro e in questo partiamo svantaggiati, ma credo che le cose possono cambiare se ogni artista prende coscienza di questo e si adopera per fare una piccola rivoluzione.
 
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Hai mai pensato di parteciparvi?
 
Sì, ci ho pensato e diversi anni fa ho anche fatto qualche provino, ma ho capito presto che non era la mia strada. I talent sono un ottimo strumento per chi è pronto ad affrontare un successo immediato ed io ho bisogno di altra gavetta vecchio stile. Mi rendo conto di essere giovane e di avere la possibilità di fare ancora esperienza sul palco e non solo, per poi provare eventualmente un talent. Secondo me hanno successo perché i meccanismi di eliminazione coinvolgono emotivamente il pubblico, ma lo spazio effettivo riservato alla musica è poco: non a caso si chiamano “talent show”, non “music show”.
 
3) Secondo te, cos’è il “progresso”?
 
È una parola molto discussa in questo periodo. È sicuramente un cambiamento che si suppone sia in meglio, ma non è sempre così scontato. Approdare a nuovi orizzonti significa comunque lasciarne indietro degli altri e tutto sta nel trovare un equilibrio tra vecchio e nuovo che comunque rimane molto precario.
 
4) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
 
Penso che un artista debba dire semplicemente quello che sente. Da artista so che le idee vanno e vengono così velocemente che è impossibile aderire a una corrente politica per molto tempo. Secondo me, comunque, la musica può trasmettere qualunque messaggio, anche un messaggio politico.
 
5) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
 
Dipende che tipo di compromesso. Se, per esempio, devo cambiare quello che sono per diventare qualcun altro e per piacere al pubblico, non lo farei mai. Tuttavia la strada di un musicista è costellata di compromessi e questo perché l’amore per la musica porta ad accettare di tutto pur di suonare, farsi sentire ed esprimere le proprie idee. 
 
6) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
 
Sicuramente sì. Ci sono gli amici che ti considerano già un VIP, altri che ti considerano uno sfigato. Ma dipende molto con chi hai a che fare: conosco tanti amici che hanno genitori che non approvano la loro attività artistica. Io sono fortunato in quel senso perché sono sempre stato sostenuto dai miei.
 
7) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
 
Sono un viaggiatore, sia materialmente che mentalmente, e mi piace partire per tante avventure, musicali e non, ma è come se avessi sempre un filo che prima o poi mi riporta a casa. Sono legatissimo alla mia terra, le Marche, e penso che non ci sia posto migliore di questo in cui vivere.