Passa ai contenuti principali

KARBONICA - L'incontro

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Con “fare musica” noi intendiamo crearla. Creare è fantastico, si tratta di momenti intensi, tante emozioni trovano sfogo in qualcosa di concreto, che pian piano prende forma e che regala grandi soddisfazioni e emozioni. Fare musica fa sentire vivi, in un mondo che pur non dicendolo apertamente, tende a reprimere la fantasia e la creatività. Vedo orde di soldatini, come degli zombie, tutti uguali e incapaci di reagire ad un'omologazione senza precedenti nella storia dell'umanità. Fare musica ci permette di prendere le distanze da questo tipo di società, per noi nulla è impossibile. Un aspetto negativo è che diventa complicato riuscire a vivere con un mestiere così incerto. Se da un lato è vero che oggi non esistono più certezze in nessun tipo di attività lavorativa, dall'altro lato, nel settore “musica” il problema risulta amplificato.


2) I talent sono spesso criticati ma a vostro giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Il popolo chiede intrattenimento, Pier Paolo Pasolini a suo tempo si espresse sul concetto di intrattenimento e il suo ruolo sulla cultura. La tv è intrattenimento, la musica è cultura, è molto complicato far coesistere entrambe le due cose dentro allo schermo di un televisore. Poi crediamo che sia assodato come il consumismo abbia investito anche la musica, anzi mi correggo, l'intrattenimento! I Talent show bruciano interpreti, ogni anno nuova carne da macello, però la gente si diverte, la gente vuole vedere, non gli basta sentire, l'uomo medio è soggetto alle mode, si innamora di ciò che l'industria produce e pubblicizza, quindi che facciano pure i talent, si tratta di un tassello di questo sistema. Solo in pochi possono sopravvivere a questo mattatoio, dove la musica trova pochissimo spazio.

3) Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Chiariamo prima un concetto, cosa è la politica? La politica è l'amministrazione della polis nell'interesse dei cittadini. Schierarsi significa dare ragione ad una corrente di pensiero anziché ad un'altra. Noi crediamo che un artista non debba schierarsi, ma è libero di esprimere il proprio pensiero da cittadino libero, potrà andare contro a determinati schieramenti politici su specifiche tematiche e magari su altre trovarsi con questi in perfetto accordo. I Karbonica sentono il bisogno di parlare della società e a loro modo lo fanno con la musica, cercando di essere il più obiettivi e oggettivi possibile, quindi in questi termini approviamo la politica nella musica, ma svincolata dalle bandiere. Per questa ragione siamo stati spesso discriminati, noi ad esempio non suoniamo alle feste di partito.

4) Accettereste di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Bella domanda! Quali compromessi? Esistono limiti invalicabili, non si può snaturare la propria personalità, forse dinanzi ai suggerimenti di una buona produzione potremmo decidere di rivedere qualcosa, in fondo un orecchio esterno è di certo più capace di sentire cose che noi non riusciremo mai a percepire. La cosa da capire è cosa sono i Karbonica? Intanto si tratta di una band con un approccio tendenzialmente “classic” al rock, tale da renderli fuori dai giochi dell'industria indie/alternative, oggi purtroppo divenuta parecchio scontata e omologata come mai è stato il classic rock nella sua storia. Dall'altro lato la band non è di certo il fenomeno pop/mainstream che i network propinano al pubblico e non provengono da un talent show. Piuttosto i Karbonica sono il risultato di tanti live fatti nei pub, pagati con pochi spiccioli, magari dopo aver percorso molti km in auto e aver montato e smontato tutta l'attrezzatura. In quanti conoscono quello di cui stiamo parlando? Chi proverebbe a domarci? Suoniamo quello che sentiamo, se poi un pazzo deciderà di investire su di noi, ne saremo lieti, così come saremo ben lieti di ascoltare i suoi consigli, sarebbe il minimo.

5) Pensate che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Fare musica può implicare dei problemi con gli altri, tutto dipende da come gli altri intendono questo mestiere. Si tratta di un lavoro, non è un divertimento, se questo concetto viene compreso allora i problemi svaniscono. Capita spesso di essere assenti nei weekend o durante alcune festività, ma questo come ogni altro lavoro comporta dei sacrifici, oggi più che mai.

6) Siete legati alla vostra città o esiste un posto in cui preferireste vivere?

Amo la mia città, tuttavia si trova in Sicilia, regione in cui ( specie per chi fa musica) si complicano molte cose. Sembra a volte di vivere in uno Stato a se, nessun club esterno alla Sicilia è in linea di massima disposto ad ospitare una band siciliana, a causa dei costi di trasferta. Basta pensare che traghettare con un'auto costa circa €80,00 ma noi che abbiamo pure gli strumenti da trasportare, dobbiamo viaggiare in furgone e i costi crescono ancora di più, a ciò si aggiunge il costo del carburante e del pernottamento. Insomma o hai un “nome”, oppure resti a suonare in Sicilia. Non escludiamo di lasciare prima o poi la nostra terra, la ragione è una soltanto, noi vogliamo suonare la nostra musica. Se dovessimo scegliere una città in Italia, una meta potrebbe essere Roma.


Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.