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Sanremologia: oggi più che mai conversazione da salotto, disciplina per esperti alla Marino Bartoletti, argomento-tipo per quiz di Rischiatutto.
Il Festival di Sanremo non muore mai, tutti lo aspettano, tutti lo guardano, tutti lo cantano. Soprattutto quelli che lo denigrano, indispensabili per perpetuare il culto.
Nel 1997 il Festival dei Fiori ancora creava i tormentoni. Nek cantava “Laura non c’è”. Paola e Chiara “Amici come prima”. Niccolò Fabi “Capelli”.
Star di domani si affacciavano di soppiatto nel music biz: Caparezza si faceva chiamare ancora MikyMix e gareggiava nei giovani.
“Striscia la notizia” su Canale5 annunciava prima il vincitore del festival e chissà come faceva ad azzeccarlo tutti gli anni.
 

Ma lo share televisivo, che del festival è sempre stato giudice ultimo al di sopra di qualsiasi giuria, iniziava in quegli anni a sgonfiarsi. Non si sarebbero mai più raggiunti i livelli del 1995 di un generosissimo Pippo Baudo (vallette Anna Falchi e Claudia Koll + sventato tentativo di suicidio).
Regnava ancora il patto di non belligeranza fra le reti, ma nel baraccone del Teatro Ariston iniziava a intravedersi qualche crepa.
Il Festival di Sanremo 1997 è stato l’alba di una nuova consapevolezza: i Jalisse.
Due perfetti sconosciuti vincono con una canzone sciapa, “Fiumi di parole”, nella sorpresa generale. Misteri del televoto. Dopo quella vittoria, tornano nell’anonimato. Diventano per tutti il simbolo delle “meteore” dello spettacolo, famose per un giorno e dimenticate per sempre.
Alessandra e Fabio ci provano ancora con la musica ma non interessano a nessuno. Per tutta Italia i Jalisse sono “gli sconosciuti che hanno vinto Sanremo” e questo devono rimanere. Nel 2014 Alessandra partecipa a “The Voice Of Italy”, nessuno dei giudici la riconosce, nessuno dei giudici la sceglie.
Eppure non esistono sconosciuti più conosciuti di loro, e la famosa vittoria dei Jalisse nel 1997 è un case study che nessuno riuscirà mai a interpretare o descrivere. La sanremologia non serve a spiegare, ma a stupirsi. Sono stati un meme prima che i meme esistessero.
I Jalisse, in barba a qualsiasi strategia delle case discografiche, hanno centrato l’algoritmo del gusto nazionalpopolare di quel febbraio 1997. Da allora “Fiumi di parole” è l’espressione privilegiata per definire l’inutilità di un discorso, e quando la pensi soltanto, la pensi comunque con quelle note lì.