Passa ai contenuti principali

GIULIA PRATELLI - L'intervista dall'altra parte delle cose

1) Com'è nata Dall'altra parte delle cose? Puoi raccontarci qualcosa del disco che arriverà?

Dall’altra parte delle cose” è nata dalla ricerca di un nuovo punto di vista, di una nuova prospettiva che mi permettesse di ripartire da zero, o quasi.
Il nuovo album uscirà a primavera: è stato prodotto da Zibba, che si è preso cura delle mie canzoni insieme a una squadra di musicisti e collaboratori fantastici. Non vedo l’ora di farvelo ascoltare.






2) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Sicuramente sì. Spesso non è facile far capire agli altri che stai seguendo una passione, provando a realizzare i tuoi sogni, facendo (o almeno cercando di fare) un vero e proprio lavoro. Non aiutano nemmeno i continui spostamenti che si fanno per andare a suonare o per registrare un album, soprattutto se si proviene dalla provincia. Fortunatamente, nel mio caso non è stato così: ho sempre potuto contare sull’appoggio della famiglia e degli amici più cari.

3) Quanto sei legata alla tua città e quanto sogni un altro posto in cui vivere?

Sono molto legata ai posti in cui sono cresciuta, ma anche a Roma, dove ho vissuto per anni e torno molto spesso. Non sogno una città in particolare… mi piacerebbe molto tornare a Roma in modo stabile, anche se, venendo dalla provincia di un piccolo centro come Pisa, soffro molto il caos della metropoli.

4) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Facendo musica si ha l’opportunità di seguire una grande passione, di fare la cosa che, più di tutte le altre, ci fa stare bene. Nel cercare di rendere questa grande passione un vero e proprio lavoro, purtroppo, si incontrano spesso molte difficoltà.

5) Da giovane cantautrice credi che la musica debba essere "impegnata"? Hai mai coinvolto la politica nella tua musica o hai mai pensato di farlo?

Credo che la musica debba essere sincera e che ognuno debba poter scrivere quello che sente. Il contesto che ci circonda influisce sul nostro modo di vivere, quindi anche sulle canzoni che si scrivono, ma ognuno ha il suo modo di trasformare questo in musica e parole. Secondo me ci sono canzoni d’amore molto più “politiche” di altre a sfondo dichiaratamente impegnato, e viceversa.
Per quanto mi riguarda, è capitato di coinvolgere in alcuni testi che ho scritto il malessere generale che avvertivo intorno a me.

6) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Non so quale sia la risposta giusta. Forse riscuotono così tanto successo perché rappresentano la realizzazione di un sogno, in alcuni casi anche un’occasione di riscatto? Sicuramente sono spettacoli televisivi realizzati benissimo, che non sfigurano assolutamente con gli altri show in programmazione.

7) Scenderesti a compromessi per raggiungere un pubblico maggiore?

L’idea di poter presentare le proprie canzoni ad un pubblico più vasto indubbiamente è attraente. Non vorrei mai, però, dover essere costretta a fare qualcosa di diverso da quello che sono… ho rinunciato ad un progetto che non sentivo adatto a me e alle mie canzoni, prima di fare questo disco. Credo che raggiungere un pubblico maggiore abbia senso se lo si può fare con ciò che ci rappresenta veramente.





Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.