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LUCA D'ALESSANDRO - L'intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
Fare musica ti permette di rimanere sempre in contatto con te stesso e con quello che hai dentro, ti invita a vivere la vita totalmente. Un aspetto negativo forse è quello di dover allineare due ritmi diversi come quello della creatività e quello delle produzioni che quasi sempre sono diversi! 



2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?
I motivi sono tanti a partire dal fatto che la televisione non offre nulla e le reti puntano tutto sui talent sia a livello comunicativo che di produzione. Umanamente invece credo che osservare il talento in azione di qualcuno ti accenda dentro un piacere che abitualmente non siamo capaci di sentire. Quindi i talent non hanno successo per quello che fanno ma per la sensazione che lo spettatore sente quando li guarda… in una vita grigia e repressa, tante mozioni, pur sempre contenute in una scatola, sono il massimo. 

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
Credo che ognuno debba fare ciò che desidera. A me personalmente piace parlare più di vita vera, di emozioni e di sogni, perché credo che la vera rivoluzione sarà poetica e non politica.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
Se per compromessi intendi tradire me stesso… no.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
Sì, tutto influenza il rapporto con chi ti sta vicino. Per me è stata un’occasione di mostrare nuove parti di me e questo a rafforzato alcune relazioni e svolto altre, è stata come una sorta di pulizia. 

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
Al momento Milano e Barcellona sono le due città nelle quali lavoro più spesso e nelle quali mi sento più a casa.  


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2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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