Passa ai contenuti principali

IL CASO SCARUFFI di Paolo Plinio Albera

È un venerdì sera al circolo Sud, c'è Indiependence Festival. Stanno suonando Bonetti e i Tedeschi Suonano Altri Tedeschi. Una delle loro canzoni dice qualcosa tipo: “hai le idee chiare come Scaruffi”.

Puff! Mi ritorna in mente un personaggio emblematico degli anni 90 che, nostro malgrado, ha fatto parte della quotidianità di tantissimi appassionati di musica.

Negli anni 90 non c'era Wikipedia, c'era Piero Scaruffi. Matematico, poeta, tuttologo, era conosciuto per il suo sito www.scaruffi.com, nato come database, diventato una summa del suo intero scibile musicale, condotto con catalogazione maniacale e prolissità estenuante.



Se volevi cercare su internet informazioni sul tuo musicista preferito o su una band che avevi scoperto, sicuramente sul sito di Piero Scaruffi trovavi le recensioni della discografia completa, perché lui recensiva tutto di tutto.

Non ho idea di dove trovasse il tempo per ascoltare così tanti dischi, farsi un'opinione, scrivere sul sito e tradurre in inglese.

Quanta fatica, quanto tempo sprecato. L'opera di Piero Scaruffi è monumentale, ma costruita su opinioni che spesso non avevano alcun senso e fondamento ed ergeva i suoi gusti personali a giudizio universale.

Tuttavia il suo “mondo” conserva un certo fascino, perché il sito, antico reperto di archeologia del web, asettico e mai cambiato, resta visibile e consultabile proprio come lo era vent'anni fa.

Alcune sue stroncature sono diventate celebri. Per esempio i Beatles “appartengono certamente alla storia del costume degli anni '60, ma i loro meriti musicali sono quantomeno dubbi.”
Così inizia la sua lunghissima stroncatura sui Beatles, che secondo Scaruffi erano “la quintessenza della mediocrita` strumentale. George Harrison era un chitarrista patetico al confronto degli altri in circolazione a Londra in quegli anni [...] Paul McCartney era un cantante anni '50, che non avrebbe potuto cantare in maniera piu` scontata. Come bassista non valeva l'ultimo dei bassisti rhythm and blues (anche se nel mondo del Merseybeat il suo stile era effettivamente rivoluzionario). Ringo Starr suonava la batteria come qualsiasi ragazzo dell'epoca (in realta` era forse l'unico dei quattro ad avere un minimo di competenza tecnica).”

I Radiohead secondo Scaruffi sono stati “uno dei gruppi piu` chiacchierati (e sopravvalutati) degli anni '90. [...] Il loro limite e` sempre stato quello di essere piu` forma che contenuto, piu` "hype" che messaggio, piu` nulla che tutto.”

Infine, David Bowie: “Grande personaggio, ma povero musicista: dire che Bowie e` un musicista e` come dire che Nerone era un suonatore di lira (fatto tecnicamente vero, ma fuorviante). Bowie incarna la quintessenza dell'arte artificiale, innalza la futilità a paradigma, esalta il fenomeno invece che il contenuto, rende irrilevante il rilevante, e, pertanto, e` l'epitome di tutto ciò che e` negativo nella musica rock.”

Se dovessi dar retta a Scaruffi, il 99% della musica che ascolto non vale niente. Anzi, il 99% della musica che chiunque di noi ascolta non vale niente.

Ogni tanto, quando ascolto un album vecchiotto, per curiosità mi diverto a leggere cosa ne dice Scaruffi, che con tono snob e sufficiente (ma con certe doti da affabulatore) stende articoli chilometrici per minimizzare e smontare qualunque artista gli passi sotto tiro.

Chissà quanti ascoltatori si sono formati negli anni 90 sulle sue “recensioni” (tra le prime accessibili senza dover comprare una rivista) e magari hanno costruito i loro gusti pensando che i Beatles fossero un gruppo mediocre, perché “c'era scritto su Internet”.

Ormai il sito viene aggiornato raramente, e... Sì, ho controllato: sembra che Scaruffi non abbia mai recensito i Nemici. Per fortuna ma anche un po' peccato.

Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.