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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Sono convinta che la musica abbia proprietà terapeutiche e benefiche; fa bene alla salute e ai rapporti interpersonali, se ben “professata” crea legami molto belli fra le persone. Credo di aver già detto più di una cosa positiva…  L’aspetto negativo, invece, non lo colgo “nel fare musica in sé”, ma in “ciò che gira intorno alla musica”. Mi riferisco a certi meccanismi legati al “business musicale”, che fanno sì che spesso per favorire un presunto “profitto” si renda renda cervellotico e meccanico il modo di “creare la musica”.
In questo modo si toglie all’artista la libertà di partorire idee originali, spesso bocciate dai ragionamenti “del mainstream”, idee che tuttavia, potrebbero persino interessare al mercato mainstream. 
È una specie pregiudizio, uno strano controsenso, ma è così.
La cosa triste è che si sposta l’attenzione dal lato creativo-emotivo su quello aziendale-commerciale, e si comincia non più a “fare musica” generando autenticità, ma a subordinare la musica ad altri fini, svilendola e togliendole la sua “aura”, la sua magia. 
 
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?
 

Perché sono estremamente pubblicizzati. Tutto ciò che è estremamente pubblicizzato genera grande visibilità, quindi “interesse”.

Quanto più investi in pubblicità tanto più vendi e incassi! Questo purtroppo vale per ogni prodotto, dalla pasta alle merendine, e persino alla musica! Ma non è detto che la fama, che “i numeri” di un artista corrispondano al “vero successo”. Il vero successo è un concetto che alla nostra civiltà sta sfuggendo… 

Io credo che la “promessa” di passaggi televisivi importanti (sui canali che contano per capirci) oggi faccia gola a chiunque voglia avere “successo”, che sia un artista o meno.

Quindi, grazie a questa promessa, la nostra società narcisistica partecipa in massa ai talent, o semplicemente li guarda per vedere “chi ce la fa”, chi “ha più visualizzazioni”… e poi? chi resta? “Arriveremo al giorno in cui ognuno di noi sarà famoso per un giorno”, ecco, come ha detto qualcuno, ci siamo arrivati! E il risultato è che tutto questo questo genera “tanto rumore”, come dire, se ne parla…  
ma il successo non è solo questione di “numeri”, di “rumors” o “ciò di cui si parla”, credo sia risultato di un processo etico-estetico che porta alla creazione del bello, del magico, dell’unico, del duraturo, dell’autentico… 
 
3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
 
Per quel che mi riguarda ho scelto di non farlo. 
Per me la musica e l’arte in genere non devono occuparsi di “politica”, almeno non in modo intenzionale. 
E quando intendo “politica” mi attengo strettamente alla domanda, ovvero alla politica intesa come “schieramento”, altrimenti non ci capiremmo, perché “tutto è politica” nel senso più ampio del termine.
Dunque non biasimo chi lo fa, chi si “schiera”, ogni artista ha un suo carattere e qualcuno ha un “carattere politico”, ma questo non è il mio carattere, almeno per ora.
E così come non biasimo chi vuole schierarsi, non mi sento di approvare o meno la musica nella politica, perché io sto dalla parte della libertà, quindi non posso approvare o non approvare un bel niente! Io osservo, guardo e mi faccio un’idea delle cose…
Però, per capirci, vi faccio un esempio. Se vado a vedermi la pagina Fb di un musicista, preferirei vedere/ascoltare/leggere post in cui la musica è protagonista, non tanto sapere per chi voterà al prossimo referendum e magari perché dovremmo votare “A” o “B”.
Poi, naturalmente, chi è molto famoso ha un potere d’influenza notevole, e quindi può capitare che lo eserciti perché gli venga
chiesto di smuovere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra… 
Ad ogni modo se un domani dovessi diventare famosa come Prince, preferirei essere ricordata più per la mia voce o per la musicalità delle mie canzoni piuttosto che per aver sostenuto un partito…
e la chiudo qui.
 
4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
 

Dipende di quali compromessi si parla. Tutta la vita è un compromesso, anche in amore esiste il compromesso. Purtroppo non possiamo fare come ci pare al 100%, anche se mi piacerebbe molto! Diciamo che non accetterei mai compromessi che ledano la mia dignità umana e di donna. Ma volendo continuare a fare musica e a “campare” di musica, qualche “dignitoso compromesso” devo pur accettarlo! No?

 
5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
 
Certamente. Nel mio caso positivamente: amo circondarmi di persone che amano la musica e l’arte, quindi al momento, direi che la musica ha influenzato esclusivamente in modo positivo la mia vita relazionale. Come dicevo nella prima domanda la musica veicola le relazioni umane, costruisce legami. Poi esistono le eccezioni… ma in questo caso sono irrilevanti!
 
6) Sei legata alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

 

Amo Bologna. Non ci sono nata ma mi ha adottato. La sento mia. Le sono molto legata e penso proprio che ci vivrò per sempre… a meno che Pharrell Williams non mi offra un contratto da 10 milioni di dollari per trasferirmi oltreoceano per andare a registrare cinque dischi in California, e lanciarmi come star internazionale negli US!