Il portale della musica Indie italiana
È un venerdì sera al circolo Sud, c’è Indiependence Festival. Stanno suonando Bonetti e i Tedeschi Suonano Altri Tedeschi. Una delle loro canzoni dice qualcosa tipo: “hai le idee chiare come Scaruffi”.

 

Puff! Mi ritorna in mente un personaggio emblematico degli anni 90 che, nostro malgrado, ha fatto parte della quotidianità di tantissimi appassionati di musica.

 

Negli anni 90 non c’era Wikipedia, c’era Piero Scaruffi. Matematico, poeta, tuttologo, era conosciuto per il suo sito www.scaruffi.com, nato come database, diventato una summa del suo intero scibile musicale, condotto con catalogazione maniacale e prolissità estenuante.

 



Se volevi cercare su internet informazioni sul tuo musicista preferito o su una band che avevi scoperto, sicuramente sul sito di Piero Scaruffi trovavi le recensioni della discografia completa, perché lui recensiva tutto di tutto.

Non ho idea di dove trovasse il tempo per ascoltare così tanti dischi, farsi un’opinione, scrivere sul sito e tradurre in inglese.

 

Quanta fatica, quanto tempo sprecato. L’opera di Piero Scaruffi è monumentale, ma costruita su opinioni che spesso non avevano alcun senso e fondamento ed ergeva i suoi gusti personali a giudizio universale.

 

Tuttavia il suo “mondo” conserva un certo fascino, perché il sito, antico reperto di archeologia del web, asettico e mai cambiato, resta visibile e consultabile proprio come lo era vent’anni fa.

 

Alcune sue stroncature sono diventate celebri. Per esempio i Beatles “appartengono certamente alla storia del costume degli anni ’60, ma i loro meriti musicali sono quantomeno dubbi.”
Così inizia la sua lunghissima stroncatura sui Beatles, che secondo Scaruffi erano “la quintessenza della mediocrita` strumentale. George Harrison era un chitarrista patetico al confronto degli altri in circolazione a Londra in quegli anni […] Paul McCartney era un cantante anni ’50, che non avrebbe potuto cantare in maniera piu` scontata. Come bassista non valeva l’ultimo dei bassisti rhythm and blues (anche se nel mondo del Merseybeat il suo stile era effettivamente rivoluzionario). Ringo Starr suonava la batteria come qualsiasi ragazzo dell’epoca (in realta` era forse l’unico dei quattro ad avere un minimo di competenza tecnica).”

 

I Radiohead secondo Scaruffi sono stati “uno dei gruppi piu` chiacchierati (e sopravvalutati) degli anni ’90. […] Il loro limite e` sempre stato quello di essere piu` forma che contenuto, piu` “hype” che messaggio, piu` nulla che tutto.”

 

Infine, David Bowie: “Grande personaggio, ma povero musicista: dire che Bowie e` un musicista e` come dire che Nerone era un suonatore di lira (fatto tecnicamente vero, ma fuorviante). Bowie incarna la quintessenza dell’arte artificiale, innalza la futilità a paradigma, esalta il fenomeno invece che il contenuto, rende irrilevante il rilevante, e, pertanto, e` l’epitome di tutto ciò che e` negativo nella musica rock.”

 

Se dovessi dar retta a Scaruffi, il 99% della musica che ascolto non vale niente. Anzi, il 99% della musica che chiunque di noi ascolta non vale niente.

 

Ogni tanto, quando ascolto un album vecchiotto, per curiosità mi diverto a leggere cosa ne dice Scaruffi, che con tono snob e sufficiente (ma con certe doti da affabulatore) stende articoli chilometrici per minimizzare e smontare qualunque artista gli passi sotto tiro.

 

Chissà quanti ascoltatori si sono formati negli anni 90 sulle sue “recensioni” (tra le prime accessibili senza dover comprare una rivista) e magari hanno costruito i loro gusti pensando che i Beatles fossero un gruppo mediocre, perché “c’era scritto su Internet”.

 

Ormai il sito viene aggiornato raramente, e… Sì, ho controllato: sembra che Scaruffi non abbia mai recensito i Nemici. Per fortuna ma anche un po’ peccato.