Passa ai contenuti principali

FABIO CINTI - L'intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Tutti gli aspetti negativi non riguardano il fare musica in sé - che, se hai la vocazione, è qualcosa di viscerale da cui non ci si può staccare - ma piuttosto tutto quello che è legato alle aspettative di successo e agli esiti di ciò che si pubblica, con tutto quello che ne consegue. Anche quando le cose vanno bene non è sempre semplice affrontare tutto, la promozione, i tour. Ma questo, ripeto, al netto della musica.




2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Chi fa televisione sa quali sono i gusti e le tendenze della massa; difficilmente si prova qualcosa, ci sono sempre studi molto approfonditi dietro un programma come XFactor, per esempio. Quindi chi produce i talent fa molto bene il proprio lavoro perché raggiunge gli obiettivi prefissati, che molto spesso non hanno niente a che vedere con la musica di qualità eccetera. Vale lo stesso per Sanremo: sono programmi TV, e rispecchiano le tendenze e il livello della massa che li segue.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Schierarsi politicamente non vuol dire parlare apertamente delle scelte di partito, di chi si vota oppure criticare chi non ci piace. La buona politica non è né campagna elettorale, né politichese nel linguaggio (nel caso di una canzone). Abituare le persone alla bellezza, al senso civico, tentare di far cogliere le differenze e le sfumature, insegnare a scegliere piuttosto che a seguire, ricordare e dare un peso alla memoria, alla Storia e alla storia di ogni arte: questo non è forse fare politica?

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Scendere a compromessi sembra una scelta facile, ma di fatto non è così, anzi, non direi che è una scelta ma un’attitudine. Bisogna essere fatti in un certo modo e avere impostato il proprio cammino in una maniera ben precisa, avere un carattere di un tipo ben definito per farlo. Io non sono fatto di quella pasta, mi ci sono trovato in situazioni in cui avrei potuto decidere di fare cose che mi avrebbero portato a dei risultati lontani dal mio modo anche se più grossi, ma mi sono subito reso conto che mi sarei solo fatto del male.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?


Essere un musicista, o un artista se vuoi, ripeto, al di là dei risultati conseguiti, vuol dire impegnarsi molto - almeno per quanto mi riguarda -, ricercare, studiare, allenare la mente, superarsi, infischiarsene delle mode, vivere spesso dentro degli schemi che non coincidono con i modelli comuni. Questo a volte diventa pesante per le persone che frequentiamo, e per questo vanno scelte bene.
Non sono legato ai luoghi, ma alle persone: i luoghi sono tutti belli, diventano brutti quando le persone che ci vivono sono brutte.


Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.