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POLLIO - La sua intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Positivo che quando suono o creo non mi domando perché esisto. Negativo che oggi di musica ne parlano davvero tutti, un po’ come per il calcio o il gossip, e questa cosa un po’ mi sta annoiando.




2) ​I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

I talent vengono criticati da chi non mette a fuoco la differenza tra musica e televisione. Sono dei format televisivi al sapore di musica. E allora si rivoltino
anche i cuochi contro “Masterchef” e gli appassionati di sport estremo contro “L’isola dei famosi”. Per me i talent riscuotono tanto successo perché mettono le
persone nel ruolo di giudici. Inoltre alle persone piace partecipare e realizzare un sogno insieme, anche quando il sogno è individuale ed è “diventare una pop star”. Al pubblico piace entrare nei discorsi discografici, dire frasi tipo “lui non ha accettato i compromessi” e cose così. Ecco perché i talent hanno successo.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Credo che l’artista è un artista se fa quello che vuole, pertanto può schierarsi politicamente come no. L’arte non ha bandiera e non ha obblighi e soprattutto non è l’ambito del “cosa” dico ma del “come” lo dico. In sostanza, puoi parlare o no di politica, puoi schierarti o astenerti: il tuo essere realmente incisivo è dato da qualcosa di molto meno decifrabile della tematica dei tuoi testi. E, fortunatamente, molto meno prevedibile.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Quando crei una pagina facebook accetti di non postare immagini oscene o di nudo, sottoponendo la tua espressione artistica a censura. Quando pubblichi un video su youtube ti scervelli perché sia il più possibile virale, non necessariamente bello per te. Quando inizi a suonare, accetti di suonare gratis in locali in cui non ti danno nemmeno da bere, ma loro vendono birre a 10 euro.
Non giudico tutto questo, ma come vedi tutti accettiamo compromessi per raggiungere un pubblico maggiore.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici,parenti)?

Quello che facciamo nella vita condiziona sicuramente i nostri rapporti con gli altri, non credo che “fare musica” li influenzi più o meno rispetto a “fare il
droghiere”. Inoltre nella vita succedono inevitabilmente cose non riguardanti la tua professione che ti condizionano altrettanto. Una delle cose che pensiamo
quando fissiamo il soffitto.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Vivrei volentieri in Sardegna, dove ho scritto gran parte del disco, o comunque al mare chissà dove ma Milano è casa mia, soprattutto per i rapporti che ho instaurato. In futuro chissà, magari divento finalmente un eremita!


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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