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LORIS DALI' - La sua intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L'aspetto positivo che preferisco è la fase di scrittura di una canzone, il momento in cui ho in mente una melodia e sono alla ricerca del testo.
A volte mi servono mesi per capire di cosa parlerà quella melodia ed ecco che arriva la prima frase, la prima strofa e inizia la ricerca spasmodica della parola perfetta, della frase migliore.
Nel mondo dell'indie è bellissimo fare musica, in libertà e condivisione, e l'unico aspetto negativo è contingente, cioè trovare il modo di campare suonando.
Perché un artista, che sia cantante o pittore o scrittore, dovrebbe potersi esprimere senza l'assillo di riuscire a trasformare la sua arte in qualcosa che lo possa far sopravvivere anche economicamente.
Ma forse non è nemmeno così, l'incertezza e la precarietà sono di ispirazione, mentre l'agiatezza economica porta al rilassamento artistico. Molti cantautori che all'inizio della loro carriera scrivevano bellissime canzoni, ora che sono famosi scrivono brani mediocri, buoni solo per spot pubblicitari.
Chi lo sa, magari anche io tra qualche anno diventerò famoso, non avrò più la necessità di fare i conti tra i dischi venduti e la benzina per andare a suonare nei locali ed inizierò a scrivere canzoni mediocri. Speriamo. O forse no.




2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?
I talent rappresentano la voglia di emergere, di vincere, di farcela, la stessa dei film americani anni 80. Guardando lo schermo ci si appassiona, si tifa, ci si immedesima nel concorrente che in 120 secondi si gioca la possibilità di continuare il suo percorso nella sfida per decidere chi sarà il nuovo talento.
Io non sono contrario a priori, anzi credo che se un ragazzo ha buone capacità vocali debba tentare, anche solo per esperienza personale. Per quanto mi riguarda non ho mai provato e, almeno credo, mai proverò. I talent cercano il personaggio giovane, carino, con una bella voce da plasmare in base alle leggi di mercato. Io sono più autore che cantante e non credo di essere il personaggio giusto. Già che ci siamo vogliamo parlare anche di Manuel Agnelli? Secondo me ha fatto bene ad accettare. Questa storia che chi è indie non possa fare nulla di commerciale trovo sia un ragionamento da integralisti che non condivido.
3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
La mia opinione è che la musica, l'arte in generale, non debba prendere posizione politica. Se la musica diventa un manifesto, di qualunque parte, diventa essa stessa politica ed ormai questo termine ha perso il fascino che aveva nell'antichità.
Nelle mie canzoni, parallelamente, parlo di politica raccontando le storie di vita quotidiana del nostro Paese, ma senza gravare sull'ascoltatore con il mio pensiero personale. Semmai inducendo l'ascoltatore a riflettere ed a cercare il suo punto di vista, la sua opinione.
Per capirci, se dovessi scrivere oggi una canzone intitolata "Referendum" non spingerei né sul sì né sul no, semmai sull'andare a votare.
4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
Sono convinto che oggi in Italia chi pensa che fare successo voglia dire diventare famoso come Ligabue o Vasco Rossi sta perdendo in partenza la sua battaglia, a meno che non vada ad un talent :)
Il mio intento è di creare un pubblico di nicchia, raccolto ma fedele, che mi permetta di vendere un numero sufficiente di dischi per continuare a fare l'artista, che mi segua nei concerti in giro per l'Italia.
Sono già sceso a compromessi nel cercare di raggiungere questo obiettivo, perché per farlo ho dovuto puntare quel poco che mi è rimasto su questa chance.
5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
Le persone che mi stanno accanto nella vita sono condannate ad essere assillate da me, da ogni canzone nuova, da ogni arrangiamento, da ogni idea, da ogni sogno, da tutto ciò che mi passa per la testa.
Sprizzo di creatività e la condivido moltissimo con chi mi sta accanto. Di rimando spesso sono io a trarre ispirazione da amici e parenti che, magari inconsapevolmente, dicono cose bellissime che rubo e metto nelle mie canzoni.
Voglio fare un paio di esempi. Durante una cena con il mio batterista Giorgio Barberis ho appuntato diversi suoi ragionamenti e pensieri, due giorni dopo avevo scritto "40 anni".
Lo scherzo di "Tension" è nato per caso ad una cena tra amici.
6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
Io sono nato in Piemonte, ma sono di origine abruzzese da generazioni e generazioni, sia da parte di madre che di padre. Detto questo sono due i luoghi in cui mi sento a casa.
Uno è Pont Canavese, piccolo paesino nella zona del Canavese in Piemonte, dove sono nato e cresciuto.
L'altro è l'Abruzzo tutto. Non appena varco il confine delle Marche mi sento a casa. Da un paio di anni vivo 6 mesi in Piemonte e 6 mesi a Silvi Marina. In questo momento il mio luogo ideale in cui vivere è proprio Silvi Marina o Pescara.
Ma allo stesso tempo mi sono ripromesso di non stabilirmi mai più in un luogo pensando che sia per sempre. Ci sono troppi posti meravigliosi in Italia e nel mondo. L'unica cosa di cui sono certo è che nel mio luogo ideale in cui abitare c'è il mare.


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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