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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
C’e’ un infinita’ di aspetti positivi, che uno la faccia per hobby o per lavoro: ti fa sentire meglio qualsiasi cosa succeda, ti permette di esprimerti senza parole, ti connette con mondi ben oltre alla realta’ in cui viviamo, e’ una cura per l’anima.
L’aspetto negativo… se devo proprio trovarne uno, e’ il fatto che a forza di fare i live in giro, i luoghi che di solito sono di spasso e divertimento agli altri, tipo bar, teatri, club, festival, esposizioni… per me sono diventati un “ufficio”.
 

2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?
Perche’ vendono al pubblico generale il sogno e la speranza del successo istantaneo, un po’ da “fast food”. Come dire, il sogno di passare dal fare la vita normale alla vita da rock star in un minuto letteralmente, senza pero’ aver mai avuto il corraggio di lasciare il nido e fare il famoso salto nel vuoto (che come esperienza, invece, serve molto!)
3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?.
“Debba” no. “Possa” si. Chi vuole schierarsi, si schieri, a chi la politica non interessa, non lo deve per forza fare. Se una persona si sente realizzata nel proporre i temi politici attraverso la propria musica, allora faccia pure, non serve autocensurarsi.
Non e’ pero’ la mia missione personale includere per forza la politica nella mia musica. Preferisco trattare i temi piu’ sinceri, che non hanno bisogno di schierarsi in qualsiasi categoria umana pur di avere un senso ed identita’…
4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
Dipende da cosa intendi per un compromesso. Se domani qualcuno di un’etichetta grossa mi propone un idea che mi piace, certo che lo faccio, anche se l’idea di per se non era partita da me. Se qualcuno tre anni fa mi diceva che avrei fatto ben due album trip-hop con uno dei padri fondatori della tecno brittanica, gli avrei riso in faccia – ho un allergia verso tecno e beats quantizzati in generale. E pure… Kinestatics, il mio altro progetto e’ una di quelle cose magiche che mi ha concesso di esplorare la mia creativita’ e la mia propria testa musicale come poco altro. Sono sicura che una volta pubblicati, questi album porteranno si ad un successo… perche’ per me, lo sono gia’.
Ovviamente, se uno domani mi chiede di fare un pompino ad un bambolotto gonfiabile sul palco pur di stupire un pubblico di 13-enni ormonizzati, ecco, di ste stronzate non se ne parla.
5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
Si e come. Da musicista solista femmina, intanto devo dire che quel che vale per i ragazzi con le chitarre, non vale per niente se sei una donna: anzi che avere igroupies che ti saltano addosso, la maggior parte degli uomini se la fa sotto, soprattutto i colleghi musicisti. Da me il famigerato “rimorchio al concerto” ha funzionato solo una volta: con il mio marito, che e’ un commercialista Tedesco e un collezionista di tecno, ovviamente…
Scherzi a parte, fare la musicista include lunghi viaggi, orari pazzi, un sacco di gente che viene e che va, le cose all’improvviso, ecc ecc… Qualsiasi lavoro con questa tipologia di impegno molto variabile influenza i rapporti personali.
Ma come con qualsiasi altra cosa, se all’interno di un rapporto ci si appoggia invece che minarsi a vicenda, le cose possono andare a gonfie vele.
E ci sono pure due grossi vantaggi: uno, non ci si annoia mai. E due: impari a dare priorita’ e a dedicare il tempo solo a chi se lo merita per davvero.
6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
Per una persona che ha traslocato piu’ di 30 volte e ha vissuto in 6-7 paesi diversi, facendo pure un anno intero on tour senza fissa dimora, la domanda ha poco senso. Intanto ho piu’ di una citta’ e piu’ di un paese mio, con i quali ho dei legami speciali ed indelebili – Italia e’ uno di quelli, pur non essendo geneticamente italiana… infatti dopo 11 anni d’adozione nella pianura Padana, parlicchio anca el dialéto veneto.
Ora vivo a Berlino da 5 anni ormai. Non ho mai vissuto cosi a lungo in una citta’ da quando ho lasciato la mia nativa Belgrado per via del bombardamento della NATO nel 1999.

Se c’e’ un altro posto dove preferirei vivere… in questo momento, no… anche se lascerei volentieri Berlino a Febbraio per un mesetto su qualche isola tropicale.