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1 – Ciao Billy, sei in Italia per una serie di clinic, quindi delle vere e proprie lezioni. Quando hai iniziato, quale è stato il tuo approccio allo strumento e come hai costruito il tuo stile?
 
Non sono mai stato un vero studente, ho iniziato subito a suonare in una band. Ho preso lo strumento e ho iniziato subito a imparare canzoni e fare concerti in locali anche piccolissimi. Ho suonato letteralmente in migliaia di show e questo mi ha aiutato a sviluppare il mio modo di suonare. Non c’era nulla di pianificato, è semplicemente successo e anni dopo, eccoci qui a Torino.
 
 
2 – Credi sia importante per un musicista saper leggere le note?
 
E’ una cosa che sicuramente mi piacerebbe ma per il momento non è importante, almeno per me non lo è. Forse un giorno imparerò, chissà.
 
3 – Sei famoso per il tuo sound molto identificabile. Modifichi la tua strumentazione in base ai progetti in cui suoni?
 
Per me la cosa fondamentale è sentire le note che suono, è semplice. Se le sento, allora il suono va bene e funziona tutto. Nel corso degli anni ho cambiato qualche ampli o pedali e a dire il vero sono stato il primo ad usare un sistema rack. Quando ho iniziato ad usarlo, non esisteva un sistema simile. Quindi per me è sempre stato qualcosa legato a sentire cosa stessi suonando. Non avevo un particolare timbro in mente, il mio suono è il risultato di anni di sperimentazioni, cambiamenti e tanto lavoro.
 
4 – Sei nel music business da diverso tempo ormai. Come pensi sia cambiato nel corso degli anni?  
 
Al momento mi sembra stia tornando ad essere simile a quando ho iniziato. Entri in una band, inizia a suonare e man mano attiri gente ai tuoi concerti. Scrivi canzoni, fai uscire un disco, e poi continui. Invece di fare uno showcase per un’etichetta, fare un mucchio di soldi e chiuderti in studio. Queste cose sono arrivate solo in seguito e sono felice che stiano sparendo. Oggi ci sono solo le band che sanno davvero suonare e le persone che vogliono ascoltarle. Solo quei gruppi sopravvivranno e questa è una cosa buona.
 
 
5 – Fare il musicista è il lavoro dei sogni per molte persone ma credi ci sia un aspetto negativo, nel fare questo lavoro?
 
Non credo ci siano aspetti negativi. E’ un lavoro duro. Ho fatto un tour con un ragazzo che non era mai stato in tour prima e credeva che sarebbe stato tutto divertente. A metà del giro piangeva e chiamava la mamma. E’ una cosa dura ma il lato positivo è che suoni ogni sera davanti a molte persone. Persone che sono tue amiche e dopo il concerto, sali sul bus con il resto della band che è solitamente composta sempre da tuoi amici. Passi dei bei momenti, vai verso la prossima città e fai la stessa cosa. Arrivare a questi livelli è difficile e richiede anni di sacrifici. Io ho dovuto fare molti sacrifici, per molti anni ho guadagnato pochi soldi, ho rischiato di perdere tutto ma poi sono entrato in una buona band, le cose hanno iniziato a girare per il verso giusto e ora posso suonare in tutto il mondo e ho amici a Berlino, Mosca, Australia, ecc. Ed è meraviglioso.
 
6 – Cosa pensi di programmi come “The Voice” o “The x factor”? Credi siano utili alla musica?
 
Io credo che tutto ciò che parla di musica è buono. Ci sono persone di talento in quegli show ma pochi di loro riusciranno a fare di più, perché non puoi vincere una carriera alla lotteria. Se vuoi fare il musicista, devi muoverti per gradi. Come nella boxe. Se prendi qualcuno dalla strada e lo metti sul ring con un campione, finirà per prenderle. Se poi dovesse vincere una volta, non riuscirebbe a vincere una seconda volta. Una carriera nella musica è un lungo percorso e a molti invece piacerebbe ci fosse una scorciatoia, perché in questi show dopo qualche settimana qualcuno va avanti, riceve un bell’assegno e firma un contratto ma poi cosa succede? Di solito non molto. A me farebbe anche piacere se qualcuno riuscisse. In America due o tre emersi da questi show sono ancora in giro, cantano, hanno delle band, quindi vari turnisti vengono assunti e questo è un bene ma credo che questa sia una scorciatoia che non porta da nessuna parte. La miglior scorciatoia, è seguire la strada più lunga.
 
7 – Ci sarà mai la possibilità di vedere un tour celebrativo di “Eat ‘em smile”?
 
Beh c’è una possibilità, non spetta a me decidere ma a Dave. Se lui vuole farlo, ben venga. Purtroppo abbiamo dovuto cancellare la reunion a Los Angeles, perché c’era troppa gente ma quella sera abbiamo passato una magnifica serata con Dave (Lee Roth), Steve (Vai), Greg (Bissonette). Quindi spero che avvenga un giorno o l’altro.
 
8 – Hai suonato con molte grandi band. Il tuo approccio nella composizione è cambiato nel corso degli anni?
 
E’ generalmente lo stesso, nel corso degli anni è diventato più semplice, credo. Con i Winery Dogs, la nuova band, siamo entrati in sala e abbiamo iniziato semplicemente a suonare. Quello che suoniamo sul disco è quello che puoi sentire sul palco. Niente trucchi, nessuna correzione sulle voci. Richie (Kotzen) canta da Dio e Mike (Portnoy) suona in modo incredibile. Passiamo dei magnifici momenti insieme. Per il futuro, infatti ho in programma un nuovo disco e tour dei Mr.Big che probabilmente toccherà anche l’Italia e poi un nuovo disco dei Winery Dogs e poi un paio di altri progetti.
 
9 – C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?
 
Purtroppo è mancato, era Paco De Lucia. Lui è uno dei miei preferiti da sempre, adoro il modo in cui suona. Gli avrei anche solo portato la chitarra o il caffè, mi sarebbe bastato.
 
10 – Che musica ascolti?
 
In questo momento sto ascoltando il “Clavicembalo Ben Temperato” di J. S. Bach. Quando ero ragazzo era composto da 22 dischi (42 lati in totale) di un solo musicista al Clavicembalo. Adesso ce l’ho in formato digitale ed è un sacco di musica, è incredibile sentire tante differenze da sezione a sezione e sentire il genio creativo di Bach. Quindi mi piace ascoltarlo, inoltre ascolto Bobby Darin, Frank Sinatra, a volte gli Humble Pie o i Bad Company. Con i Bad Company abbiamo fatto un concerto insieme ai Winery Dogs ed è stato grande. Paul Rodgers è un grande ed è stato gentilissimo con noi. Gli piace la nostra musica e il loro chitarrista ha indossato la nostra maglietta. E’ stato figo.
 
11 – Hai suonato in migliaia di concerti, hai un consiglio pratico per “affrontare il pubblico”?
 
Questa è una buona domanda. Io credo che la musica sia un linguaggio e quando suoni stai comunicando con il pubblico, quindi devi tenerlo presente, devi guardarli, devi sedurli e le serate migliori che ho avuto sono state quelle in cui il pubblico e la band erano insieme. Noi suoniamo e loro urlano, colpo su colpo e tutti si divertono, è fantastico. Il pubblico è davvero tutto. Se il pubblico è freddo, il concerto ne risentirà. Da musicista devi sempre sedurre il pubblico ed anche i fan sono importantissimi. Dopo ogni concerto io esco, parlo con le persone, faccio autografi, foto. Mi sono fatto un sacco di amici in questo modo ed è ciò che continuo a fare.