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FEDERICO SIRIANNI - La sua opinione

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Quello positivo è che si risparmiano i soldi della psicoterapia; anzi, facendo il mestiere del musicista capita spesso di essere pagati.
Quello negativo è che, se non si appartiene alla sfera mainstream, si è tendenzialmente pagati poco.


2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Il divertimento preferito degli esseri umani, da sempre, è quello di vedere altri esseri umani sbranarsi o sbranati nell’arena. Non è quindi un caso che la formula del talent, che getta tra i leoni della tenera carne da macello, funzioni alla grande. Come negli antichi giochi, qualcuno ce la fa, tutti gli altri vengono seppelliti nella fossa comune e di loro non resta neanche una pallida memoria. Il fatto che la maggior parte dei partecipanti venga chiamato solo per nome e
senza il cognome indica l’intenzione di spersonalizzare l’individuo: non sei ancora un cantante, sei diversi chili di carne senza identità alla mercè di giudici spesso improbabili che si divertono a massacrarti o, se magnanimi, a salvarti.
Detto questo, essendo un essere umano anch’io, talvolta li vedo e spesso mi diverto.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Se come “artista” intendiamo una persona che riesce a leggere il mondo con occhi laterali rispetto al pensiero elementare, penso che l’impegno politico, nel senso sociale del termine, di sguardo alla storia e alla contemporaneità delle cose, sia insito in ogni forma espressiva. Poi ci sono modalità differenti. Nel mio ambito specifico, la musica d’autore, c’è chi preferisce utilizzare “l’invettiva”, il
“kombat” e chi riesce a essere ugualmente “politico” attraverso forme di narrazione più poetiche ed evocative. Penso di appartenere a questa seconda categoria.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Sono passato diverse volte al crocicchio aspettando il diavolo che arrivasse a chiedermi di vendergli l’anima, ma c’era una coda pazzesca, come davanti agli store quando esce l’IPhone nuovo, così ho rinunciato.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Come qualunque occupazione totalizzante, come il chirurgo o l’inviato di guerra. Come qualunque occupazione a cui ci si dedichi con il “sacro fuoco”, mettendola quindi in cima alle priorità della propria esistenza. Posso parlare per quel che riguarda me e ammettere che, sì, ha influenzato abbastanza le relazioni con le persone vicine: i miei genitori si chiedono ancora che mestiere faccia il loro figlio
quarantottenne, la mia ex moglie è appunto ex, mia figlia invece va dicendo in giro con un certo orgoglio che suo papà fa il cantautore, ma è ancora un’ingenua adolescente.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

In realtà le mie città sono due: Genova, dove sono nato e artisticamente cresciuto e Torino, che mi ha offerto la possibilità di propormi e lavorare. Quindi sono legato a entrambe in maniera diversa, a Genova come una madre un po’ stronza e anaffettiva, sempre molto bella, cristallizzata e indifferente alle sorti dei propri figli; a Torino in maniera più grata, mi ha accolto con gentilezza e calore, mi ha fatto sublimare l’assenza di un mare inconcludente e nervoso con la quiete del fiume e mi ha convinto a restare più di quanto avrei immaginato al mio arrivo.

7) Preferisci suonare in studio o live e perché?

Il mio mestiere è suonare dal vivo. Faccio più di cento concerti all’anno che mi garantiscono sopravvivenza ed equilibrio mentale. In studio soffro molto, vivo un senso di claustrofobia che si alleggerisce solo quando ascolto la canzone più o meno finita. Direi che non esiste il paragone, il palco è vita, cuore, sangue, lacrime,incanto.

8)Un artista della scena di Torino che ti piace e perché?

Arrivando da Genova – che dicono essere culla di cantautori – ho cercato di capire che tipo di scena ci fosse da queste parti e ho scoperto una vitalità che non mi aspettavo. Faccio fatica a sceglierne uno solo in questi cinque lustri perchè a livello musicale mi sono affezionato a molti. Per non fare torto a nessuno scelgo un poeta che scrive e declama le sue poesie come un cantante rock, che gira con i suoi versi per tutta Italia come un vero musicista e che con la musica ha molto spesso interagito nelle sue performance: il mio amico e
fratello Guido Catalano.

9)Una canzone che vorresti aver scritto e perché?

Anche qui è molto complicato. Vorrei avere scritto tutte le canzoni che mi piantano un palo di frassino nel cuore al primo ascolto e vi assicuro, ce ne sono tante. Non ci sto troppo a pensare e dico al volo Not dark yet” di Bob Dylan.

10) Qual è il compito di un artista secondo te e che importanza ha oggi?

Come dicevo prima, secondo me il compito dell’artista è quello di guardare il mondo e la storia con un occhio nuovo, diverso, laterale. Un occhio che spinga al pensiero e non si adagi alla tentazione di rassicurare il proprio pubblico. In questi ultimi vent’anni, purtroppo, è successo esattamente il contrario in quasi tutte le forme espressive. Viviamo l’epoca che definisco del “pensiero elementare”. Non siamo moltissimi in giro a cercare di spaccare il fronte, ma
continuiamo a provarci, anche perché quello, e solo quello, alla fine,
sappiamo fare.



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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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