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PLAYLIST PAYOLA: IL RACKET DELLE MAJOR di Marco Zuppa

Quando pensiamo ad un racket, pensiamo ad un gruppo di persone che decidono di imporsi anche a costo di giocare sporco. 
Si organizzano, creano la loro rete di operazioni e delimitano il loro territorio.

Quando parliamo di servizi streaming (leggi Spotify), il comportamento delle major dell'industria discografica, non è molto differente.



Quello che può dare un forte impulso alla carriera di un artista, è essere ammesso in una playlist. 
Questo però non avviene casualmente.

Le playlist vengono comprate e vendute regolarmente.

La maggior parte del traffico dati, infatti, è gestito dalle tre major sul campo che sono Universal Music, Sony Music e Warner Music.

Quest'ultima possiede anche una parte di Spotify nonché di Vevo, canale video molto importante su Youtube.

Stando a fonti vicine a Billboard ed interne a queste aziende, le tre Major sono solite pagare per queste playlist, creando a tutti gli effetti, n racket che rende impossibile agli emergenti essere scoperti ed imporsi.

Un'inchiesta di Billboard è stata la prima a puntare il dito su questa brutta storia.

Il giornalista Glenn Peoples ha infatti dichiarato che le pubblicità all'interno delle playlist sono profilate e studiate a dovere.

Insomma non c'è nulla di casuale nelle stelle nascenti, si tratta di un mercato molto ben organizzato.

Altre fonti gli fanno eco sostenendo che questo meccanismo malato, è tutt'altro che fantascienza.

In passato si compravano gli spazi radio, oggi le playlist.

Sembra essere tutto in vendita, tranne la vostra libertà di spegnere il pc e cercare novità in giro, andando di persona nei locali e andando in contro alle forme d'arte.





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