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MATTEO CANALE - L'INTERVISTA

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? L'aspetto positivo é che ci sono più aspetti positivi che negativi. Migliori il tuo rapporto con l'esterno e a volte anche l'esterno fa lo stesso con te. Sostanzialmente si tratta di questo: immaginati di avere qualche pensiero in testa da un po' e di volerlo far uscire dalla bocca per sempre, sali su un palco, lo racconti e non é più tuo ma del pubblico sotto un'altra forma. Tu stai meglio, chi ascolta si sensibilizza verso di te, verso il racconto e in modo quasi inconscio apprezza il coraggio mostrato nel mettersi allo scoperto. In più leggevo in un'interessante intervista che é scientificamente provato che chi vuole svuotarsi di alcune sensazioni e riesce a raccoglierle nei testi, dopo 10, 30, 100 volte che le canta, volano via, spariscono, non appartengono più alla "sorgente". La musica é terapeutica, é divertente, può farti conoscere belle persone e bei posti, può darti una chiara mappatura di qual é la tua capacità estetica, di cosa ami e soprattutto perché. L'aspetto negativo direi che é quello di non poter trovare tutto lo spazio che si vorrebbe, ma dopotutto bisogna sudarselo e sapere come ottenerlo. L'importante é non pensarci e fare fare fare. Quel che conta sono gli aspetti positivi giusto?

2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Io penso che chiunque sia fuori dal circuito musicale, chi non va ai concerti o non ascolta musica che non provenga dalle radio o dai social (la maggior parte delle persone) può trovare in un talent un modo per avere un entertainment con sottofondo musicale. Il modo in cui é strutturato non richiede impegno all'ascolto: dentro uno, giudizio, fuori il prossimo. Chi lo guarda é divertito dalla performance del concorrente, dai commenti dei giudici o magari stupito dal nuovo concorrente. Però vedi? Si parla di concorrenti, giudici. A me mette ansia, artisticamente. Da spettatore guarderei un programma un po' diverso in cui si presentano solo inediti, e a ogni turno, uno diverso. Utopistico, ma sognare é gratis. 3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica? Si certo. Arte, musica, politica ecc. le vedo tutte come grosse possibilità di aggregazione sociale, discussione e confronto. Perciò se la forma e la sostanza vengono da due mondi diversi, ben venga! Chi ci é riuscito al meglio é chi, da Faber a De Gregori, captava le impressioni popolari nel proprio sfondo socio-politico. Oggi forse c'è meno clima di tensione, l'argomento é meno sensibile..questo non te lo so dire. Quello che so é che, in generale, vedo che le persone, giovani o meno, sono restie ad affrontare un qualsiasi discorso politico, e forse questo un'artista lo capta e reagisce di conseguenza. 4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore? Se non mi sento snaturato e/o forzato non lo considero un compromesso, c'è una lieve e solida linea di confine fra la mercificazione e la strategia. 5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)? Mi é capitato di passare a delle feste, salutare e scappare a suonare (nel migliore dei casi). Io tendo ad incoraggiare e appoggiare il lavoro di una persona a cui tengo, in qualche modo mi aspetto che tutto questo torni indietro. Se questo non avviene probabilmente non è una grande perdita. 6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere? Ho vissuto un anno fuori, lontano da Torino e sono felice di esserci tornato. In futuro cercherò di viaggiare il più possibile ma saprò sempre dov'è casa.


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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