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LISA GIORE' - La sua intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo è che con la musica è possibile prendere cose negative, come il dolore, e tramutarle in qualcosa di piacevole come una bella canzone, è quasi come fare gli alchimisti e riuscire a trasformare un sasso in oro. Un aspetto negativo è che essendo la musica un qualcosa di estremamente soggettivo e personale, la stessa cosa che è bellissima per chi l’ha creata, può apparire brutta o insignificante alle orecchie di qualcuno che la ascolta.




​2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Credo che si faccia troppo spesso l’errore di tacciare i talent show di essere la rovina della musica, ma si confonde la causa con l’effetto: se questi programmi esistono è perché hanno un forte seguito, se lo hanno è perché piacciono al grande pubblico che musicalmente parlando è mediamente superficiale e poco curioso, così finisce per lasciarsi imboccare da tv e grandi network radiofonici che passano perennemente le solite cose, ovvero pop radiofonico tutto molto simile a se stesso e in cui ogni nuova uscita risulta inconsciamente familiare e quindi rassicurante.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente? Approvi la politica nella musica?

Un artista è prima di tutto una persona e un cittadino, quindi è normale che abbia le proprie idee in fatto di politica. E’ poi a discrezione della persona la modalità con cui schierarsi, c’è chi mantiene questo aspetto nell’ambito più privato, chi si schiera apertamente ma solo al di fuori di contesti musicali, chi invece grida slogan dal palco. Io credo che il fatto di potersi permettere una cosa simile dipenda molto anche dal tipo di musica e dal personaggio, ci sono artisti che da sempre hanno sposato apertamente una bandiera e la sventolano ad ogni concerto infarcendo anche le proprie canzoni di riferimenti politici: in questi casi ben venga la politica nella musica, perché lo spettatore che va a vedere quello spettacolo sa cosa aspettarsi, ne è consapevole. Non sono altrettanto favorevole invece ai discorsi a sorpresa tenuti come intermezzo nella scaletta di un concerto da parte di artisti che non fanno “musica politica”, lo trovo scorretto e prevaricante nei confronti dello spettatore che paga un biglietto per ascoltare musica dal vivo e si ritrova suo malgrado a sorbirsi un comizio, magari perfino in favore della fazione opposta alla propria.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Dipende dal compromesso al quale mi verrebbe richiesto di scendere. Non vedo niente di male nel cercare di fare il possibile per rendere la propria passione anche una fonte di guadagno, io per prima vorrei vivere con i proventi di album e concerti. Il problema è che per sopravvivere in maniera minimamente dignitosa, è necessario avere un introito di un certo tipo, cosa che non è sempre facile ottenere con la musica, a maggior ragione se non si fa parte di quello che è il cosiddetto mainstream e quindi se si parla di compromessi relativi al proprio modo di fare musica, le strade sono due: restare coerenti con sé stessi e con il proprio stile, consapevoli del fatto che il mercato discografico è un mare difficile soprattutto per i piccoli pesci indipendenti, oppure aggiustare il tiro, snaturarsi in una certa misura e rendersi potenzialmente appetibili per la grande distribuzione. Per quanto mi riguarda, non vedrei il senso del cambiare il mio modo di scrivere in funzione del cercare di vendere a grandi tirature qualcosa che non sono più io ad un pubblico che non è il mio, sarebbe come fare un lavoro togliendogli tutta la parte bella che me lo faceva desiderare, oltre che essere un inganno verso me stessa e verso i potenziali “clienti”, sarebbe come vendere plastica spacciandola per pietre preziose.


5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Tutto quello che facciamo ha una conseguenza su noi stessi, sugli altri e sull’ambiente che ci circonda, è come la teoria del caos secondo cui una farfalla che sbatte le ali a Tokio, potrebbe causare un uragano in Florida. Io che faccio musica sono la farfalla che sbatte le ali e potenzialmente posso scatenare uragani ogni volta che do buca a mia madre per la cena perché devo andare a suonare, ogni volta che faccio tardi a qualche appuntamento perché la lezione di basso è durata più del previsto, ogni volta che non vedo il mio compagno per giorni perché tra prove e registrazioni non sono a casa per giornate interi. Fare musica influisce sui rapporti con gli altri anche perché è un’attività che richiede orari particolari.

6) Sei legata alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Ho un rapporto controverso con la mia città, per certi aspetti la amo, per altri non la sopporto. Nel corso degli anni ho pensato spesso di andarmene via, per ragioni che a dire il vero ancora oggi mi appaiono valide, ma sono rimasta e alla fine sto bene qui, non so se un giorno il destino mi porterà altrove.


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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